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HuffDeontologia

L’Huffington Post è geniale nell’ottimizzare i propri pezzi e titoli a favore di motore di ricerca. La tecnica si chiama Search Engine Optimization (SEO). Ne abbiamo parlato spesso, ma ieri un articolo dell’HuffPo ha guadagnato tutta la mia attenzione, riportando l’argomento SEO in auge.

L’articolo in questione è un ottimo esempio della filosofia HuffPo, sito attualmente più visitato di quello del New York Times (che ha il paywall, però), e una valida spiegazione di come un sito di news discreto è riuscito a superare la Grey Lady.

Si tratta di una photogallery sui “13 trucchi per far durare di più batteria di uno smartphone”, articolo che attualmente il primo risultato di Google per la chiave di ricerca “battery last longer smartphone” — tutte parole non a caso contenute nel titolo — dove vi rimarrà a lungo, essendo creato ad hoc per la pole position nei motori di ricerca.

La condotta del giornale di Arianna Huffington è eticamente discutibile, come ha scritto Farhad Manjoo su Slate. Non solo perché, per ottimizzare il proprio sito, si farciscono gli articoli di parole-chiave molto digitate, che fanno aumentare il ranking delle loro pagine in Google & Co. (una cosa che un giornale on line, vivendo di click, deve fare). Ma perché, come nel caso in esame, creare una gallery che risponda alle esigenze di milioni di persone (“Mi si sta scaricando l’iPhone, come faccio ora?”) non significa fare giornalismo o dare importanti consigli su come conservare l’energia nei smartphones. Vuol dire semplicemente scegliere delle foto a bassa qualità e aggiungerci didascalie banali come: “metti in modalità uso in aereo, risparmierai la batteria” o “ricordati da chiudere le app che hai aperto e non usi più” o, ancora, “disattiva il wi-fi”.

Ottimizzare il prodotto è una cosa normale, prassi comune nelle redazioni di tutto il mondo. L’HuffPo però si sta facendo dettare l’agenda da Google Trends. E questo non è normale né professionale.

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Archiviato in giornalismo

La Search Engine Optimization, questa sconosciuta, ovvero il sorprendente fascino del seno dei nuovi media

Da quando abbiamo ripreso “Basta Bunga Bunga”, l’articolo del New Yorker sull’edonismo italiano sotto il berlusconismo, citando l’anedotto (raccontato da Fedele Confalonieri) dell’incontro tra Silvio e Veronica Lario (leggi qui), Gootenberg ha moltissime visite — stiamo crescendo, amighi — di cui molte inaspettate.

In questi giorni questo blog è stato raggiunto da utenti che cercavano “tette bellissime”. Oggi un tale è arrivato qui con la chiave di ricerca “ha delle tette bellissime”: preciso, conciso. Non sappiamo di chi parlasse il nostro amico ma spiace vedere tanta foga sessuale incappare in un blog di nuovi media e giornalismo.

(I nuovi media hanno tette bellissime?)

La cosa si è fatta seria: dopo il “caso Sasha Grey” (che tuttora porta qualche errabondo in queste lande) l’issue “tette bellissime” si fa notare per l’invadenza dimostrata in pochi giorni. Complice l’enorme successo del post sul Bunga Bunga (grazie ad un tweet di Non Leggere Questo Blog), la pagina ha sedotto e conquistato l’algoritmo di Google. Oggi, 6/06/2011, cercando sul motore di ricerca “tette bellissime”, questo blog fa capolino alla settima posizione.

Mia mamma è fiera di me.

Sia ben chiaro: Gootenberg non vuole crescere sfruttando le zone erogene femminili. Sono incidenti di percorso, che rendono ancora più interessante la lettura del pezzo del New Yorker. “L’edonismo di Berlusconi”, dice; mi sa che ci siamo dentro un po’ tutti.

Gootenberg, splendido seno

update

The Tapparella Effect

Io lo chiamo “effetto Tapparella“, dal titolo della canzone degli Elio e le storie tese in cui lo zimbello della festa delle media esclama:

Chiedo Fonzie e mi danno avanzi/ Cristo, perché?!

Ecco: gli utenti che cercano tette e pornostar (i Fonzie) si ritrovano con altro — non propriamente degli avanzi, su, ma certo qualcosa di non sessualmente eccitante quanto la signorina Grey. E mi dispiace, veramente. Qualora decidessi di aprire un sito porno, ve lo assicuro, sarò felice di dirvelo. Ora però torniamo alle cose serie.

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Archiviato in giornalismo, Google, web

Sasha Grey fa goal con Vasco Rossi in Serie A contro l’impotenza, ovvero Search Engine Optimization Inconscio

C’è un qualcosa di vanesio nel bloggare, poiché i blog prevedono un pubblico (piccolo o grande che sia) e chi si affaccia al pubblico — inutile negarlo — non lo fa per sbaglio. Ciò non significa necessariamente che l’autocompiacimento sia il carbutante dei diari on line, ma parlare di blog senza riferirsi ai lettori è ipocrita, oltre che assurdo.

Come da assioma Gootenberg è nato per incontrare un pubblico, per farci leggere da qualche amico, da un detenuto in Alabama, da degli illustri sconosciuti. E così via.

Uno dei motivi per cui questo blog gira su WordPress.com è che il servizio offre statistiche quotidiane su numeri di visitatori e come questi disperati sono approdati nello scoglio in cui ci troviamo. Da che sito sono arrivati, quale link hanno seguito, quale ricerca su Google/Yahoo!/Bing hanno effettuato per arrivare su Gootenberg.

Questo discorso si ricollega all’annosa questione della search engine optimization, croce e delizia di ogni sito web, ovvero la capacità di “convincere” i motori di ricerca a valutare le proprie pagine in modo tale da comparire sempre alle prime posizioni dei risultati di ricerca. L’Huffington Post ne ha fatto un’arte, per dire, e guardate dov’è (Farhad Manjoo su Slate ne ha demolito le basi non solo etiche ma anche informatiche).  Tra le regole-base della SEO c’è qualche ovvietà, per esempio: scrivi di quello che interessa la gente e inserisci gli hot topic nel titolo o nella prima parte dei tuoi post. In questo modo Google casca nel tranello e ti dà un punto in più.

In questi giorni, per esempio, titolare un articolo “Vincitore GF fa bunga bunga mentre legge risultati campionato” farebbe più o meno esplodere i server di un qualche sito abbastanza noto (e lo costringerebbe a una rettifica che non mi perderei per nessuna cosa al mondo). Il perché è presto detto: il titolo, per quanto assurdo, contiene tre argomenti bollenti, tra i più ricercati nei motori di ricerca: quelli in neretto.

Il fenomeno, per quanto affascinante, non ha mai trovato spazio qui, essendo noi un blog piccolo abbastanza da non doversi penare per abbindolare i lettori. Non siamo né Gawker né l’HuffPost né il visual desk di Repubblica.it. Di notte dormiamo come angeli.

Ma la Search Engine Optimization è talmente subdola da fare effetto anche all’insaputa di chi scrive. E qui arriva il bello: è una storia lunga e racconta del record di visite di questo blog e il mondo del porno.

Dice: com’è possibile? Così:

La genesi. Il 30 novembre scorso, a Gootenber appena fondato, pubblicammo un post su una provocazione di Gawker, che chiedeva alle major del porno-web di “impegnarsi” culturalmente, acquistando Salon, sito di news culturali da anni in crisi cronica. A corredare il nostro post sulla vicenda, una foto di Sasha Grey, nota intellettuale di YouPorn ultimamente divenuta idolo in seguito ai deliri di Charlie Sheen. Il post si chiamava Il porno salverà la cultura on line? ed ebbe subito un discreto successo.

Nota bene: c’è di mezzo la parola “porno”. (Credevate che le visite venissero da “cultura”?)

Poi, qualche settimana fa, Sheen degenera e monipolizza i mass media. Tra una cosa e l’altra, definisce la signorina Grey la “dea” del porno. Da quel preciso momento Gootenberg è stato preso d’assalto. Ogni giorno il post sulla crisi della cultura on line è il più visitato: quelli che ci arrivano, lo fanno digitando “Sasha Grey” su Google.

Donald Trump, che non centra niente ma in questi giorni è molto discusso

Non so come facciano: ho provato a effetturare la ricerca ma tra le prima pagine il nostro post non compare (c’è ben altro). Ergo, una bella manciata di persone, ogni giorno, scandaglia centinaia di pagine Google, arrivando nel castigatissimo blog in cui siete. Sasha sarebbe fiera di loro.

Ieri, per la cronaca, il blog ha registrato il record di visite (pur rimanendo piccolo piccolo), delle quali ben 67 erano per lei, la porn goddess. E noi non sappiamo che fare: sentiamo che in questo c’è una sorta di imbroglio. Fino a oggi abbiamo illuso migliaia di persone di trovare nudo integrale e sesso spinto. Non osiamo immaginare la loro faccia quando si son ritrovati a leggere di Instapaper.

Quindi, bambini e bambine, fate attenzione, perché l’Ottimizzazione vive e regna.  E finisce che poi ci si masturba su Gootenberg.

update 20/04/2011

Come sono arrivati su Gootenber, oggi. Apprezzo molto la stele di roseta.


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