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Vendere il Kindle in Italia

Amazon sta pubblicizzando il suo e-reader, Kindle, sul blog di Beppe Grillo. Il banner presenta uno slogan che riprende una delle più celebri battaglie del comico-blogger-politico wanna be, quella sul finanziamento pubblico ai giornali. Da notare l’enfasi su quel “di carta” per cui il Kindle sarebbe la soluzione al problema.

PS Apprendo con piacere che – a quanto pare – Beppegrillo.it è il primo magazine solo online. Qualcuno lo dica a quelli di Salon.com

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Slate su Kindle e la sala d’attesa del dentista

Da Amazon.com

Non è raro che lo slow journalism americano si trasformi in libro (Truman Capote docet). La lunghezza di articoli del genere, d’altronde, è spesso appena una spanna più bassa di quella di un rilegato decente e il passo è breve.

Slate ha cominciato a pubblicare brevi e-book su Amazon, tratti da articoli di successi pubblicati dal magazine: il primo è stato Home Economics. How Couples Manage Their Money di Jessica Grose; ora esce The Rosslyn Code. A 500-Years-Old Message In Stone.

Il progetto, spiega la rivista online, punta a superare “il problema della sala d’attesa del dentista”, ovvero: che fare se si vuole leggere Slate e non c’è Wi-Fi? Problema risolto, bastano 1,99$ e un Kindle.

Meanwhile in Italy (cit.) gli unici articoli lunghi lunghi sono le omelie domenicali di Eugenio Scalfari — yuppie!

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Che cosa manca agli e-reader?

Tutto in un paio di Nook

Wired elenca 5 motivi per cui i lettori di libri digitali non hanno già sostituito i cartacei. L’autore del pezzo, Abell, non un patito degli e-reader ma nemmeno uno sniffatore di carta, elenca le 5 mancanze, i 5 difetti (risolvibili e non) del nuovo medium.

1) Un libro non finito spinge il lettore a riprenderlo in mano e terminarlo. O lo affonda di senso di colpa. L’e-book no. Soluzione? Abell propone i pop-up che però renderebbero la lettura un inferno.

2) Con gli e-book svanisce l’effetto libreria-colma-di-libri-che-ho-letto, su cui c’è ben poco da fare.

3) “Permettere al lettore di sottolineare” non è abbastanza. Il vero lettore, sostiene Abell, vuole prendere nota dei suoi pensieri, appuntare ecc: cose che sui reader non si possono fare. È un difetto facilmente rimediabile, specie se confrontato col punto 2.

4) Gli e-book costano tanto, troppo in confronto ai cartacei. Ne abbiamo parlato molto su Gootenber: fa piacere che nemmeno Wired se ne capaciti. La questione sarebbe praticamente piuttosto risolvibile ma le lobby librarie sono mostri potenti. Sarà dura — soprattutto per loro, è questo il bello.

5) “Gli e-book non possono essere usati per il design d’interni” è l’ultimo punto, sintetizzato in modo piuttosto provocatorio. In realtà, spiega Abell, la propria libreria e i libri con cui le persone ci vedono dicono molto di noi. Gli e-book sono rinchiusi in grigie gabbie senza personalità: al massimo possiamo distinguere tra un tipo “da Kindle” e uno “da Nook”. Ad ogni modo il problema non è così grave, aggiungiamo noi: possiamo basare i nostri giudizi su altro.

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A che serve il Kindle, risponde Jeff Bezos

Jeff Bezos, fondatore di Amazon e padre del Kindle, risponde ai dubbi sulla necessità dell’esistenza dell’e-book reader. “Che farne di un Kindle in un mondo popolato di tablet a colori, vispi e in grado di fare sempre più cose?”, gli ha domandato Steven Levy di Wired Usa.
Ecco la sua risposta. Da vero signore, nevvero?

L’ultima volta che ho controllato, un paio di giorni fa, l’app per iPad più scaricata era Angry Birds – un gioco nel quale si lanciano uccellini addosso a maiali che poi scompaiono. Il numero uno sul Kindle è Stieg Larrson. È un pubblico differente. Stiamo puntando sulle persone che vogliono leggere.

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