Archivi tag: iPhone

Steve Jobs e la guerra contro Android

Il numero di questa settimana di Bloomberg Businessweek ha una copertina eccezionale (eccola) e una cover story ancora meglio, tutta sulla “guerra termonucleare” che Steve Jobs voleva dichiarare ad Android, reo di avere copiato, a suo avviso, l’iPhone di Apple. Ma c’è di più: il conflitto vede due giganti contrapporsi. La mela contro Google. Una guerra che Jobs non ha fatto in tempo a vedere (e, eventualmente, a vincere) ma che potrebbe ridefinire gli equilibri nella Terra di mezzo della Silicon Valley.

P.S. Se state pensando: ommioddio che copertina fantastica, qui c’è la mia intervista al direttore creativo del magazine Usa, Richard Turley.

Lascia un commento

Archiviato in Apple

Cose che scendono, cose che salgono

Il business informatico negli ultimi 27 anni le ha passate tutte. Nascite, crolli, boom, bolle e (rari) momenti di calma. MG Slieger pubblica oggi sul suo blog un grafico che li riassume tutti. E, come scrive, la linea dei PC sembra essere arrivata al limite massimo, quella della Apple è interessata da una crescita continua e smartphone e tablet sono due schizzi di soldi e vendite verso l’alto.

Da notare il secondo gruppo di linee (Commodore, NeXT, Apple II): tutte all’ingiù, come piegate su se stesse. Che siano da monito.

Lascia un commento

Archiviato in brevi

Quattro anni di iPhone [infografica]

Buon compleanno, iPhone. Quattro anni di vita, Mashable tira le fila del discorso con un’infografica.

20110629-090525.jpg

Lascia un commento

Archiviato in infografica

HuffDeontologia

L’Huffington Post è geniale nell’ottimizzare i propri pezzi e titoli a favore di motore di ricerca. La tecnica si chiama Search Engine Optimization (SEO). Ne abbiamo parlato spesso, ma ieri un articolo dell’HuffPo ha guadagnato tutta la mia attenzione, riportando l’argomento SEO in auge.

L’articolo in questione è un ottimo esempio della filosofia HuffPo, sito attualmente più visitato di quello del New York Times (che ha il paywall, però), e una valida spiegazione di come un sito di news discreto è riuscito a superare la Grey Lady.

Si tratta di una photogallery sui “13 trucchi per far durare di più batteria di uno smartphone”, articolo che attualmente il primo risultato di Google per la chiave di ricerca “battery last longer smartphone” — tutte parole non a caso contenute nel titolo — dove vi rimarrà a lungo, essendo creato ad hoc per la pole position nei motori di ricerca.

La condotta del giornale di Arianna Huffington è eticamente discutibile, come ha scritto Farhad Manjoo su Slate. Non solo perché, per ottimizzare il proprio sito, si farciscono gli articoli di parole-chiave molto digitate, che fanno aumentare il ranking delle loro pagine in Google & Co. (una cosa che un giornale on line, vivendo di click, deve fare). Ma perché, come nel caso in esame, creare una gallery che risponda alle esigenze di milioni di persone (“Mi si sta scaricando l’iPhone, come faccio ora?”) non significa fare giornalismo o dare importanti consigli su come conservare l’energia nei smartphones. Vuol dire semplicemente scegliere delle foto a bassa qualità e aggiungerci didascalie banali come: “metti in modalità uso in aereo, risparmierai la batteria” o “ricordati da chiudere le app che hai aperto e non usi più” o, ancora, “disattiva il wi-fi”.

Ottimizzare il prodotto è una cosa normale, prassi comune nelle redazioni di tutto il mondo. L’HuffPo però si sta facendo dettare l’agenda da Google Trends. E questo non è normale né professionale.

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Lascia un commento

Archiviato in giornalismo

Ok, ora basta scherzare. Perché l’app di Facebook fa così schifo?

"Grazie mille, le faremo sapere."

L’app di Facebook (se app si può definire) è uno dei misteri irrisolti del web. Scomoda, brutta, limitata e limitante, è lì da sempre, ben lungi da cambiamenti (altro che update, un esorcismo ci vorrebbe.) Chi l’ha usata sa di cosa parliamo: che una piccola azienda sbarchi sugli smartphones con un software incerto e zoppicante, è cosa perdonabile; ma quando lo fa il secondo sito al mondo, dopo lo sgomento arriva il mistero.

Perché è di questo che si tratta: un mistero. Facebook sa che il mercato mobile è una miniera d’oro — d’altronde la sua app è la più scaricata dell’AppStore — e si rende conto che i social network  sono a misura di una tasca e progettati per accompagnare gli utenti ovunque vadano. Eppure, Essa (l’app) rimane lì: immobile, immutata, terribile. Essa finisce per dare spazio alla concorrenza, favorendo il fiorire di app non ufficiali spesso ben riuscite, che fanno sembrare quella di Cupertino proprio ciò che è: un mezzo di fortuna.

Per i possessori di iPad la situazione è ancora più strana: Facebook non ha previsto un’applicazione per tablet, quindi si deve ricorrere al tasto x2, per entrare in una modalità tutto schermo che è un inno ai quadratoni pixel. Oppure — decisione saggia — si può optare per Friendly, software non ufficiale ma ben fatto.

L’handicap mobile di Facebook lascia stupefatti se si passa a Twitter, che invece dispone di un’app per iPhone e una per iPad. Quella per tablet (l’unica che Gootenberg ha potuto usare) è un gioiello da 8,5: intuitiva, bella, veloce, non conosce crash né bug. Le app di Twitter sono Twitter e lo rappresentano al meglio: veloce, frenetico ma aperto al mondo. Il browser interno, croce e delizia di ogni programmatore, è veloce e pratico. Sembra strano a dirsi ma ci si può veramente navigare. Rara avis.

Certo, Twitter è il mobile, è nato per seguire gli utenti e non può permettersi d’inciampare proprio nel suo core-business. Ma comunque.

Da quando Facebook può permettersi di fossilizzarsi nei pc, senza aprirsi ai nuovi media? Zuckerberg ha deciso di lasciare la questione in folle e lasciare ad altri il compito di dare al suo social network un’applicazione di questo nome? Probabilmente la società è impegnata a progettare un qualcosa che sia un modello di riferimento per gli anni a venire, e (è la mia supposizione) ci sta spendendo tempo. L’azienda è conscia di non avere fretta: prodotto del momento, non vede pericoli o crisi all’orizzonte e può permettersi il lusso della calma.

Avere 700 milioni di iscritti conta. Essere paragonata a una nazione (per popolazione, potere e giro economico), pure. Infatti, nonostante la sua pessima qualità, l’app ha da poco superato il mezzo milione di download.

Ma la bonaccia non può continuare a lungo. Facebook deve imparare da Twitter e fornire un prodotto degno di se stessa. Un’app degna del sito che sta facendo dannare Google.

Tutto il mondo è fuori a giocare, Mark Zuckerberg, perché vuoi rimanere davanti al tuo pc?

update 17/06 Facebook annuncia distare ultimando (finally) ad un’app per iPad, scrive il New York Times. Come scritto su questo post, Fb c’ha messo molto per crearla, circa un anno. Speriamo che ne approfitti per migliorare anche quella per iPhone.

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

3 commenti

Archiviato in social network, web

Link di oggi: dannato correttore automatico!

È come il Failblog degli iPhone, iPad e qualsiasi altro device in balìa del correttore automatico — che non è altro che il cugino cattivo del T9. DamnYouAutoCorrect pubblica i milgiori qui pro quo elettrici.

http://damnyouautocorrect.com/

Lascia un commento

Archiviato in link di oggi

L’app della British Library è un tesoro

Schermata iniziale dell'app

Si chiama Treasures, ovvero “tesori”, l’app per smartphones (iPhone, Android e una versione HD per iPad) che la British Library ha appena rilasciato in queste ore. E non è di certo un nome casuale: l’ente britannico infatti è detentore di un vero e proprio Eldorado culturale, come si legge nel sito della BL:

Possediamo 14 milioni di libri, 920.000 giornali e riviste, 58 milioni di brevetti, 3 milioni registrazioni sonore e molto altro.

Inevitabile lo sbarco su tablet con un software in grado di sfruttare la multimedialità dei nuovi media. L’app permette di accedere dal proprio device ad opere rarissime e preziose: la più antica copia di Alice in Wonderland, la Bibbia più antica del mondo, libri medievali corredati da inestimabili incisioni d’epoca, alcuni schizzi leonardeschi e una delle prime mappe di New York, datata 1664 (quando ancora la Grande Mela si chiamava New Amsterdam).

Il menù è ben fatto, organizzato in poche categorie (Literature, Science, Music, History ecc.) dalla chiara navigazione. Scegliendo “Literature”, per esempio, si può visionare il taccuino di William Blake o un meraviglioso manoscritto medievale del Canterbury Tales di Chaucer.

La sezione scientifica prevede materiale molto interessante, dal più antico documento astrologico (proveniente dall’Antica Cina) alla bomba atomica, passando per documenti autografi di Charles Darwin.

L’applicazione è sinceramente imperdibile: complimenti a British Library e Toura, la società che l’ha svillupata, anche per aver mantenuto il prezzo più che accessibile: 1,19 sterline per la versione da smartphones, 2,39 per quella da iPad. A seguire, per gli incerti, un video dimostrativo.

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Lascia un commento

Archiviato in new media