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Cose che scendono, cose che salgono

Il business informatico negli ultimi 27 anni le ha passate tutte. Nascite, crolli, boom, bolle e (rari) momenti di calma. MG Slieger pubblica oggi sul suo blog un grafico che li riassume tutti. E, come scrive, la linea dei PC sembra essere arrivata al limite massimo, quella della Apple è interessata da una crescita continua e smartphone e tablet sono due schizzi di soldi e vendite verso l’alto.

Da notare il secondo gruppo di linee (Commodore, NeXT, Apple II): tutte all’ingiù, come piegate su se stesse. Che siano da monito.

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Come ti poni davanti al Read It Later?

Ultime news sulla questione longform journalism e nuovi media. Joshua Benton ha scritto un meraviglioso pezzo sul sito del Nieman Journalism Lab su come i “pezzi lunghi” stiano legittimando qualsiasi cosa nelle redazioni giornalistiche. Cose come: abbiamo un pezzo sui migliori ditali del mondo e su come le conchiglie possono essere usate come soprammobile ma abbiamo anche pezzi lunghi, eh!

Benton si chiede: ne vale la pena? I lettori percepiscono davvero questo gap tra le due cose? Per capirlo, ha chiesto e ottenuto da Read It Later (app simile a Instapaper) i dati sull’utilizzo del software da parte dei suoi utenti. Continua a leggere

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Poynter dà ragione a Gootenberg

Noi lo diciamo da tempo (ne abbiamo parlato anche su Studio) ma ora arrivano conferme prestigiose: Poynter ha notato come i lettori di ProPublica siano sempre più interessati alle long stories. Merito delle nuove tecnologie e dei nuovi software (tablet e app come Instapaper, come dicemmo noialtri).

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Repubblica Sera

La versione serale-e-solo-per-iPad di Repubblica è un progetto interessante e dal modo in cui lo stanno promuovendo (nel sito c’è un contatore che dice da quanti minuti e secondi è attivo – ‘stica) è chiaro che il Gruppo L’Espresso ci stia puntando un bel po’. Solo non mi spiego perché per un giornale “nuovo” si sia scelto una veste grafica che sembra spuntare dal 1993.

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Prime avvisaglie della guerra tra Apple e Amazon

Ricordate la copertina quadrupla del numero di Fast Company di questo mese? Mostrava le quattro facce dell’elettronica di consumo e del futuro dell’innovazione su questo pianeta. Quattro facce simbolo di quattro aziende, le solite quattro, i Cavalieri dell’Apocalisse dell’hi-tech: Google, Apple, Amazon e Facebook. Il pezzo di copertina, di Farhad Manjoo, spiegava proprio della guerra per il predominio nei mercati mobile, app e cloud. Mercati in cui le quattro aziende si scontrano e si scontreranno sempre di più.

Bezos presenta il Kindle Fire, l'anti-iPad di Amazon.

Ed ecco le prime conseguenze reali del bel racconto di Manjoo: il terzo quadrimestre di Amazon è stato deludente, molto deludente, tanto che i ricavi della società sono calati del 71% rispetto al terzo quadrimestre 2010. Una botta aspettata (20 miliardi di dollari) ma comunque pesante, e dovuta – come ha spiegato Bloomberg – alle recenti operazioni di Amazon, che sta contrastando fortemente Apple nel mercato tablet – una mossa che è costata moltissimo all’azienda di Jeff Bezos.

Nonostante tutto questo, Amazon è ben felice di aver perso soldi perché questi ultimi mesi sono stati focalizzati sulla creazione e il lancio di Kindle Fire, l’anti-iPad che costa poco più di cento dollari. Peter Kafka su All Things Digital taglia corto e spiega che Bezos e Amazon sono più che tranquilli: le perdite dell’ultimo quadrimestre sono state legate ai nuovi investimenti (che presto daranno frutti), non alla crisi del sistema aziendale – una cosa che invece pare sia successa a Netflix.

E questo è solo l’inizio della guerra tra i quattro giganti. Ne vedremo delle belle.

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Come monetizzare l’archivio storico di una rivista – il caso New Yorker

Il New Yorker è tra i magazine statunitensi (insieme alla rivista Atlantic Monthly) che meglio ha saputo sfruttare il web per aumentare lettori cartacei e non. L’app del settimanale va molto bene, così come il sito. In effetti si trattano di due prodotti ottimi e convenienti.

Cover per l'edizione dell'11 settembre 2006.

L’applicazione per tablet offre, oltre alla versione touch del giornale, anche degli interessanti speciali monografici: uno sulla tecnologia, uno sulle green technologies ecc. Sono gratuiti per gli abbonati o a pagamento per i comuni mortali (2,99 dollari). Sono complilation di articoli e saggi meravigliose e che, scrive Felix Salmon sul suo blog Reuters, rappresentano un modo innovativo per monetizzare il proprio archivio storico. Una di queste raccolte, “At the Ballpark”, tutta dedicata al baseball, conteneva titoli dal 1929 ad oggi.

Sempre per quelli che l’iPad-fa-male-ai-giornali.

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Toh, l’app di Facebook per iPad

È un miraggio?

No, è reale. Facebook ha rilasciato la sua app ufficiale per iPad. Un tempismo perfetto, fosse due anni fa.

Della latitanza del social network sul versante tablet abbiamo parlato assai, spiegando come tale gap fosse stato colmato nel tempo da app non ufficiali che hanno fatto per mesi (anni) un buon lavoro. E a cui Facebook si è ispirata, pare.

C’eravamo anche augurati che Fb seguisse la strada di Twitter, la cui è app per tablet è fenomenale e tuttora insuperata. Avevamo tirato un sospiro di sollievo a fine luglio, quando TechCrunch pubblicò alcuni screenshot pirata (leaks) dell’app, che avevano potuto utilizzare grazie a un bug dell’applicazione Facebook per iPhone, quella cosa brutta che Gootenberg detesta tanto.

E dopo tanta attesa, oggi l’annuncio ufficiale. L’app, gratuita, è scaricabile dall’App Store. Spiace che Steve Jobs non abbia fatto in tempo a vederla. Vediamo alcuni screenshot insieme (spoiler alert: è proprio come ve la immaginate, no surprises).

La pagina di Gootenberg Blog su Facebook vista via app: nulla di nuovo ma tutto ottimizzato per il touch screen.

Toccando il tasto in alto con le tre linee orrizontali, si apre il menù a tendina sulla sinistra, che riproduce il classico menù di Fb.

Il prodotto è nuovo e appena uscito, è stato testato poco ma è possibile fare un paio di considerazioni: 1) Facebook è arrivata tardi con un’app normale. Ci si augurava che il ritardo fosse causato dal carattere rivoluzionario del progetto. E invece ecco un’applicazione classica, normale, vorrei ma non posso. 2) Quella di Twitter rimane migliore.

Voto. 6,5. C’avete i miliardi e il personale per spaccare il mondo. Avete preferito fare una versione ufficiale di Friendly. Hungry and foolish una bella mazza.

update 12/10/2011

Non sono l’unico a essere deluso, a quanto pare: “Facebook’s iPad App Is Here and I’m Bored Already“, Techland.

 

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