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Dal Guardian con furore

Sul sito di Studio potete leggere la mia intervista al direttore creativo di Bloomberg Businessweek, il giovane inglese Richard Turley. Forse l’avete già letta sul sesto numero della rivista. Forse no. Ad ogni modo, ora potete rimediare.

Mentre tutti piangevano “la fine dei magazine come li conoscevamo”, il successo del vostro prodotto sembra dimostrare come anche i settimanali e i mensili possono sopravvivere di questi tempi, nonostante la crisi, nonostante il web, nonostante tutto. Quali sono le caratteristiche che un magazine deve avere, secondo te, per avere successo?

È una questione lunga e complessa ma penso che per avere successo un magazine debba fare il magazine. Fare qualcosa che piaccia alla gente e interessi i suoi lettori. È necessario investirci tempo, bisogna metterci passione per poterlo fare nel miglior modo possibile ma penso che se ci si mette tutto se stessi, poi la gente se ne accorge e ti compra. Credo che il pubblico sia in qualche modo capace di “captare” la passione e l’originalità nelle cose, di apprezzarle e premiarle.

Ciò vale anche per i settimanali?

Sì. L’altro giorno stavo parlando con un mio amico di e-book e di come i libri – i romanzi per Kindle, per esempio – vengono venduti e promossi. L’industria libraria si sta innovando in modo simile a quello fatto da alcuni magazine. Gli editori si sono resi conto del fatto che per vendere libri di carta al pubblico bisogna investirci denaro, fare prodotti più curati e più costosi. I libri devono essere cose belle da tenere a casa, solo in questo caso i lettori sono disposti a comprarli.

Leggi su RivistaStudio.com

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Cose che scendono, cose che salgono

Il business informatico negli ultimi 27 anni le ha passate tutte. Nascite, crolli, boom, bolle e (rari) momenti di calma. MG Slieger pubblica oggi sul suo blog un grafico che li riassume tutti. E, come scrive, la linea dei PC sembra essere arrivata al limite massimo, quella della Apple è interessata da una crescita continua e smartphone e tablet sono due schizzi di soldi e vendite verso l’alto.

Da notare il secondo gruppo di linee (Commodore, NeXT, Apple II): tutte all’ingiù, come piegate su se stesse. Che siano da monito.

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Il grafico che rovina le notti a Google

Facebook è il fantasma che assedia gli uffici di Google. I motivi sono vari e le prove al riguardo molte (non ultima, Google+) ma questo grafico, pubblicato da All Things Digital spiega tutto.

C'è chi sale e chi scende.

Le linee descrivono la quantità di tempo che gli utenti passano in media in un sito: quella che sale sale sale all’impazzata è di Facebook. Quelle sono mogie mogie o addirittura in calo sono di Google, Aol e compagnia bella.

Un brutto segno, per un mercato in continua evoluzione come quello del web. Peter Kafka, infatti, nota che fino a un paio d’anni tra le ‘concorrenti’ di Zuckerberg ci sarebbe stata anche MySpace. E invece. Puff.

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Gli uomini sulla Terra

La copertina dell’Economist in edicola è dedicata all’Antropoceno (“Anthropocene“), l’era geologica in cui, secondo Paul Crutzen, stiamo vivendo. La teoria Crutzeniana sostiene che l’intervento umano sul pianeta non può essere considerato superficiale: ormai influenza il corso dei fiumi, la diffusione e la crescita della vegetazione (“Ci sono più alberi nelle fattorie che nelle foreste”) e, tramite trivellazioni su terra e mare, anche ciò che sta sotto i nostri piedi da milioni d’anni. Insomma, l’uomo ha modificato il proprio habitat profondamente, aprendo un nuovo capitolo nella Storia della roccia in cui viviamo.

Vi siete già montati la testa? Calma.

Innanzitutto, spiega Newsweek di questa settimana, l’intervento umano ha ovviamente modificato anche il clima del pianeta. Il magazine USA ci avvisa: se credete che i cataclismi recenti siano eventi eccezionali, rassegnatevi. È solo l’inizio della nostra “nuova” normalità.

Inoltre, anche se Crutzen avesse ragione e l’uomo avesse veramente inaugurato una nuova era, non c’è molto di cui vantarsi. Anche perché gli esseri umani sono sul Pianeta da molto poco tempo. Gli organismi unicellulari, per esempio, ci umiliano.

Dobbiamo mangiarne, di polenta

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Kurt Vonnegut e l’equazione di Cenerentola

Miss ya

La National Public Radio riprende lo studio delle storie fatto dal compianto Kurt Vonnegut con tanto di video (imperdibile) in cui spiega la fiaba Cenerentola usando ascisse e coordinate. In Italia il brano al riguardo è stato pubblicato in Un uomo senza Patria, delizioso volumetto edito da minimum fax.

Di seguito il grafico dell'”Uomo in fondo al pozzo”.

Man in hole

Ed ecco in cosa consiste:

Questo è un tipo di storia che vi capiterà di vedere in continuazione. Al pubblico piace da morire, e il copyright non è di nessuno. La storia si intitola “L’uomo in fondo al pozzo” ma non c’è bisogno che parli veramente di un uomo né di un pozzo. Funziona così: una persona si mette nei guai, ma po riesce a tirarsene fuori.

Un altro grafico-storia è “Lui incontra lei” (o viceversa — o quel diavolo che volete, basta che due soggetti si incontrino):

"Oh no, shit!"

È così: qualcuno, una persona normalissima, un giorno qualunque, si imbatte in qualcosa di straordinario: “Accidenti, questa è la mia giornata fortunata!” Ma poi: “Oh, no, merda!” E poi la parabola risale.

E infine il modello “Cinderella” (Cenerentola): la storia di una bella ragazza esasperata dalla sorelle e da una matrigna gemera, che la lasciano sola, triste e coperta di fuliggine mentre loro vanno al ricevimento del Principe. Ma arriva la fata madrina (linea che sale per gradi) che la trasforma in una meraviglia e la dota di un mezzo di trasporto eccezionale. La fata è però tassativa, per quanto riguarda la deadline: la mezzanotte del giorno stesso. Alla festa Cenerentola conosce il Principe, lui si innamora di lei ma tutto è rovinato dal coprifuoco, che costringe Cenerentola a scappare prima di trasformarsi nell’umile ragazzina che è. La bella scappa, il Principe non se ne capacità (linea che cade a picco). Poi, scarpette, piedini, eccetera. E la linea si rialza fino all’infinito — è il “tutti vissero felici e contenti” che, come l’infinito, in natura non esiste.

Cenerentola

P.S. Dimenticavo c’è anche il  modella della storia kafkiana (nel video non c’è, nel libro sì), che Vonnegut spiega con questo grafico kafkiano:

Così va la vita (cit.)

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