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Sasha Grey fa goal con Vasco Rossi in Serie A contro l’impotenza, ovvero Search Engine Optimization Inconscio

C’è un qualcosa di vanesio nel bloggare, poiché i blog prevedono un pubblico (piccolo o grande che sia) e chi si affaccia al pubblico — inutile negarlo — non lo fa per sbaglio. Ciò non significa necessariamente che l’autocompiacimento sia il carbutante dei diari on line, ma parlare di blog senza riferirsi ai lettori è ipocrita, oltre che assurdo.

Come da assioma Gootenberg è nato per incontrare un pubblico, per farci leggere da qualche amico, da un detenuto in Alabama, da degli illustri sconosciuti. E così via.

Uno dei motivi per cui questo blog gira su WordPress.com è che il servizio offre statistiche quotidiane su numeri di visitatori e come questi disperati sono approdati nello scoglio in cui ci troviamo. Da che sito sono arrivati, quale link hanno seguito, quale ricerca su Google/Yahoo!/Bing hanno effettuato per arrivare su Gootenberg.

Questo discorso si ricollega all’annosa questione della search engine optimization, croce e delizia di ogni sito web, ovvero la capacità di “convincere” i motori di ricerca a valutare le proprie pagine in modo tale da comparire sempre alle prime posizioni dei risultati di ricerca. L’Huffington Post ne ha fatto un’arte, per dire, e guardate dov’è (Farhad Manjoo su Slate ne ha demolito le basi non solo etiche ma anche informatiche).  Tra le regole-base della SEO c’è qualche ovvietà, per esempio: scrivi di quello che interessa la gente e inserisci gli hot topic nel titolo o nella prima parte dei tuoi post. In questo modo Google casca nel tranello e ti dà un punto in più.

In questi giorni, per esempio, titolare un articolo “Vincitore GF fa bunga bunga mentre legge risultati campionato” farebbe più o meno esplodere i server di un qualche sito abbastanza noto (e lo costringerebbe a una rettifica che non mi perderei per nessuna cosa al mondo). Il perché è presto detto: il titolo, per quanto assurdo, contiene tre argomenti bollenti, tra i più ricercati nei motori di ricerca: quelli in neretto.

Il fenomeno, per quanto affascinante, non ha mai trovato spazio qui, essendo noi un blog piccolo abbastanza da non doversi penare per abbindolare i lettori. Non siamo né Gawker né l’HuffPost né il visual desk di Repubblica.it. Di notte dormiamo come angeli.

Ma la Search Engine Optimization è talmente subdola da fare effetto anche all’insaputa di chi scrive. E qui arriva il bello: è una storia lunga e racconta del record di visite di questo blog e il mondo del porno.

Dice: com’è possibile? Così:

La genesi. Il 30 novembre scorso, a Gootenber appena fondato, pubblicammo un post su una provocazione di Gawker, che chiedeva alle major del porno-web di “impegnarsi” culturalmente, acquistando Salon, sito di news culturali da anni in crisi cronica. A corredare il nostro post sulla vicenda, una foto di Sasha Grey, nota intellettuale di YouPorn ultimamente divenuta idolo in seguito ai deliri di Charlie Sheen. Il post si chiamava Il porno salverà la cultura on line? ed ebbe subito un discreto successo.

Nota bene: c’è di mezzo la parola “porno”. (Credevate che le visite venissero da “cultura”?)

Poi, qualche settimana fa, Sheen degenera e monipolizza i mass media. Tra una cosa e l’altra, definisce la signorina Grey la “dea” del porno. Da quel preciso momento Gootenberg è stato preso d’assalto. Ogni giorno il post sulla crisi della cultura on line è il più visitato: quelli che ci arrivano, lo fanno digitando “Sasha Grey” su Google.

Donald Trump, che non centra niente ma in questi giorni è molto discusso

Non so come facciano: ho provato a effetturare la ricerca ma tra le prima pagine il nostro post non compare (c’è ben altro). Ergo, una bella manciata di persone, ogni giorno, scandaglia centinaia di pagine Google, arrivando nel castigatissimo blog in cui siete. Sasha sarebbe fiera di loro.

Ieri, per la cronaca, il blog ha registrato il record di visite (pur rimanendo piccolo piccolo), delle quali ben 67 erano per lei, la porn goddess. E noi non sappiamo che fare: sentiamo che in questo c’è una sorta di imbroglio. Fino a oggi abbiamo illuso migliaia di persone di trovare nudo integrale e sesso spinto. Non osiamo immaginare la loro faccia quando si son ritrovati a leggere di Instapaper.

Quindi, bambini e bambine, fate attenzione, perché l’Ottimizzazione vive e regna.  E finisce che poi ci si masturba su Gootenberg.

update 20/04/2011

Come sono arrivati su Gootenber, oggi. Apprezzo molto la stele di roseta.


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Nota di servizio

Buona nuove. Digitando Gootenberg su Google si ha questo blog come primo risultato.
Estica?, direte voi. Mica tanto, abbiamo superato in gerarchia qualche centiaio di signori che fanno Gootenberg di cognome.
E senza search engine management alla Huffington Post.

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Come volevasi dimostrare: “Anonimi hooligan vigliacchi”

L’Economist di questa settimana affronta il fenomeno dell’hacktivism. Gootenberg è fiero di poter affermare che l’editoriale in questione tocca gli stessi punti di di questo nostro post di una settimana fa, nel quale avevamo espresso opinioni poco comuni in questo periodo in cui l’attenzione nei confronti di Wikileaks si è trasformato – à la italienne – in una forma di culto nei confronti di Assange il Liberatore.

(…) I dimostranti meritano quindi protezione solo se si mantengono identificabili. Alcuni paesi (come la Germania) proibiscono addirittura ai manifestanti di indossare maschere. Quelli che protestano nel cyberspazio, invece, sono di solito anonimi e non rintracciabili. La natura degli attacchi DDOS toglie loro il diritto a questa protezione; i loro anonimi perpetratori li fanno sembrare hooligan vigliacchi, piuttosto che degli eroi.

(continua su economist.com)

Un articolo che ricorda quello della settimana scorsa, dove si sbertucciavano i matti che definiscono il fondatore di Wikileaks “un terrorista” e si parlava del rischio “digital Afganistan”

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