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La Timeline di Facebook (quella vera)

Se siete tra quei noiosi ventenni a cui è caduto il mondo in testa quando Facebook ha attivato la Timeline (o il diario, a seconda) per tutti i suoi utenti, andate pure al diavolo. Se invece siete tra quelli che hanno accettato un cambiamento di UI per quello che è (un cambiamento dell’interfaccia e basta), allora vi potrà interessare l’idea che il Wall Street Journal ha avuto per raccontare la storia dell’entrata in borsa di Facebook. La trovate qui, e sì, è tutto basato sulla Timeline.

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Da notare anche l’uso che ne fa il New York Times, che la sfrutta per “raccontare” ai propri utenti la propria storia, proponendo i momenti, le inchieste e gli articoli salienti della sua gloriosa vita.

(via Poynter)

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Sondaggi elettorali su social network

Non è solo Servizio Pubblico a tentare di condurre sondaggi utilizzando i social network. Negli Usa, Nbc, Politico e Fox News stanno lavorando con Facebook e Twitter per renderli statisticamente attendibili. Un modo alternativo di monitorare l’elettorato in vista delle elezioni di quest’anno.

Ecco come, sul sito di Studio.

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I sondaggi su Facebook della Nbc

Nbc, network televisivo statunitense, ha stretto un accordo con Facebook per condurre dei sondaggi online credibili tramite social network. Qualcuno dirà: “Come fa Santoro su Servizio Pubblico!”.

Ni. Perché, come le puntate dello show italiano hanno dimostrato, i sondaggi condotti sulla pagina Fb di Servizio Pubblico non hanno alcuna valenza statistica: vengono sbandierati di continuo dal conduttore ma non mirano a un prestigio scientifico. Per certi versi sono simili a quelli di Sky Tg 24, ovvero sono degli Slop (Self-selected opinion polls, come quelli presenti in molti siti di news): si tratta di sondaggi che, come indica la sigla citata, vengono “scelti” dagli utenti, che probabilmente credono di avere un’opinione chiara riguardo l’argomento in esame. Diverso è invece il caso dei sondaggi “ufficiali”, che si basano su un campione statistico che copra età, etnie, ceti differenti in cui i partecipanti spesso non conoscono l’argomento.

L’idea della Nbc è comunque di condurre dei sondaggi credibili. Per farlo, non metterà il marchio del network nel form da compilare online (per evitare che la visione del logo della Nbc e l’idea che gli utenti hanno del network influenzi il voto); e sfrutterà i dati degli utenti di cui il social network fondato da Mark Zuckerberg è a conoscenza, come l’età e il grado di istruzione; il sondaggio sarà somministrato in tre fasi nello stesso mese e si baserà su questioni non particolarmente forti (per non favorire l’arrembaggio degli utenti più politicizzati).

Un altro limite dell’iniziativa, come segnala Poynter, è che “Facebook è solo Facebook”. Ovvero, per quanto diffuso e utilizzato sia, rappresenta una sorta di nicchia (termine improprio per un social network da 700 milioni di utenti), o comunque non un campione valido, in grado di rappresentare la popolazione intera: dal più povero al miliardario, dal ventenne alla ottantenne.

Il futuro della sondaggistica è social? Per ora ci permettiamo di dubitarne e bolliamo l’iniziativa della Nbc (per tacere di quella santoriana) come un’idea interessante buona soprattutto per farsi pubblicità.

 

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La classifica dei social network

Ecco una top ten di fine anno che vi stupirà. Si parla di social network, quell’argomento che fa balzare alla mente nomi di colossi come Facebook e Twitter. Spesso si pensa che il territorio social (quello occidentale di stampo statunitense, almeno) si fermi lì — tutto attorno deserto. E invece le cose stanno diversamente e ci ha pensato Nielsen, il prestigioso istituto di ricerca, a fare chiarezza sull’argomento.

Se il sito di Mark Zuckerberg domina come previsto la classifica, ecco che già il secondo gradino del podio riserva una grossa sorpresa: Blogger, la piattaforma di blog (quelli “.blogspot.com”). E poi Twitter (in ascesa), seguito da un altro servizio di blogging (considerabile però social network) come WordPress.com (di cui Gootenberg fa orgogliosamente parte).

Della serie duri a morire, invece, ecco Myspace, in quinta posizione ma in caduta costante mentre stupisce Tumblr e Google +, il più giovane dei concorrenti (di cui abbiamo parlato molto) che si ferma all’ottavo posto.

Come sarà la stessa classifica stilata del 2012? Vedremo ancora Myspace? LinkedIn e Twitter continueranno a macinare posizioni? E soprattutto: che cos’è Yahoo Pulse?

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Fulvio Abbate, Pasolini e ovviamente Barbara D’Urso

Fulvio Abbate è uno così. Ha un blog e una televisione “monolocale”, Teledurruti. È simpatico, intelligente e riesce ad avere opinioni controcorrente senza farsi etichettare come “polemista”, parola ormai vuota e mestiere di cui si può fare a meno. Scrittore, si occupa di televisione nella sua rubrica sul Fatto. Ultimamente ha criticato Fiorello e il suo #Il più grande spettacolo dopo il weekend, ribattezzando l’anchorman “San Fiorello da Valtur” e criticando il suo varietà.

Oggi Fulvio Abbate era a Domenica 5 da Barbara D’Urso (FAIL). Non sta a noi decidere dove debba andare e da quale show farsi ospitare, ma il sedicente anarchico e l’intelettuale pasoliniano (a PPP ha pure dedicato un suo recente libro) Abbate ha deluso parecchi dei suoi fan, che l’hanno rimproverato su Facebook. Alle critiche ha risposto con un messaggio breve e conciso:

Ma a questo punto è lecito domandarsi: se Fiorello e i suoi 12 milioni di spettatori fanno tanto schifo e sono esempio di tant0 barbarica banalità, il programma di Canale 5 e Barbara D’Urso vanno bene?

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Editoriale speedy su Monti, Napolitano e tutto il resto

Il più bell’editoriale della giornata sulla situazione politica nel nostro Paese l’ha scritto Vittorio Zambardino su Facebook. Tre righe. Queste.

Facce buie all’uscita dell’ufficio di Napolitano. Sia a destra che sinistra che a Di Pietro, cioè a destra-destra. E lo capisco: se super Mario funziona fino al 2013 e ci porta fuori dai casini, il suo treno farà capolinea da dove parte stasera, al Quirinale. E la politica politicante non tollera il parcheggio ai margini del potere. Perciò urlano di democrazia violata.

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Link di oggi: l’influenza di Twitter su Facebook e il giornalismo

A proposito della breve riflessione di ieri riguardo il caso dimissioni di Berlusconi-Franco Bechis-Twitter ecc., oggi la meravigliosa sezione Voices di AllThingsD propone due bei pezzi che cascano a fagiuolo con gli argomenti toccati ieri:

  • Facebook va alla grande, certo, ma sta perdendo parte della sua coolness. Ad approfittarne, Twitter.
    Guardian
  • Del perché i social media non stanno rovinando il giornalismo.
    Marshall Kirkpatrick

Il primo è da inserire nel ragionamento su Twitter, ovvero: dal tweet di Bechis al su e giù dello spread, una cosa incredibile, che Facebook non è in grado di fare. Il secondo è un bell’argomento per la questione giornalistica alla base dei fattacci di ieri (ancora Bechis, ma non solo).

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Prime avvisaglie della guerra tra Apple e Amazon

Ricordate la copertina quadrupla del numero di Fast Company di questo mese? Mostrava le quattro facce dell’elettronica di consumo e del futuro dell’innovazione su questo pianeta. Quattro facce simbolo di quattro aziende, le solite quattro, i Cavalieri dell’Apocalisse dell’hi-tech: Google, Apple, Amazon e Facebook. Il pezzo di copertina, di Farhad Manjoo, spiegava proprio della guerra per il predominio nei mercati mobile, app e cloud. Mercati in cui le quattro aziende si scontrano e si scontreranno sempre di più.

Bezos presenta il Kindle Fire, l'anti-iPad di Amazon.

Ed ecco le prime conseguenze reali del bel racconto di Manjoo: il terzo quadrimestre di Amazon è stato deludente, molto deludente, tanto che i ricavi della società sono calati del 71% rispetto al terzo quadrimestre 2010. Una botta aspettata (20 miliardi di dollari) ma comunque pesante, e dovuta – come ha spiegato Bloomberg – alle recenti operazioni di Amazon, che sta contrastando fortemente Apple nel mercato tablet – una mossa che è costata moltissimo all’azienda di Jeff Bezos.

Nonostante tutto questo, Amazon è ben felice di aver perso soldi perché questi ultimi mesi sono stati focalizzati sulla creazione e il lancio di Kindle Fire, l’anti-iPad che costa poco più di cento dollari. Peter Kafka su All Things Digital taglia corto e spiega che Bezos e Amazon sono più che tranquilli: le perdite dell’ultimo quadrimestre sono state legate ai nuovi investimenti (che presto daranno frutti), non alla crisi del sistema aziendale – una cosa che invece pare sia successa a Netflix.

E questo è solo l’inizio della guerra tra i quattro giganti. Ne vedremo delle belle.

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La copertina quadrupla di Fast Company

I quattro cavalieri.

Questo mese Fast Company, mensile americano, uscirà con quattro diverse copertine dedicate a quattro protagonisti dell’industria tecnologica e informatica. C’è Steve Jobs (ma non è un numero commemorativo, precisa il giornale), Mark Zuckerberg, Larry Page (CEO di Google) e Jeff Bezos (fondatore e CEO di Amazon). Cos’hanno questi quattro signori (e quattro società) in comune?

Sempre più spesso le sfere d’azione di queste quattro aziende si stanno incrociando. Stanno creando tutte dispositivi mobili, tutte adocchiano al mercato pubblicitario e, ovviamente, tutte vogliono vendere qualcosa. La loro competizione le sta rendendo sempre più aggressive, più ambiziose e più innovative. Ora stanno tutte preparandosi per aprire un grande squarcio economico, dall’intrattenimento ai media, dalle comunicazioni alla finanza. I CEO che non hanno mai pensato di dover competere con la Silicon Valley si ritrovano ora costretti a reagire alle più recenti iniziative che giungono da Cupertino o Palo Alto o Mountain View o Seattle.

La battaglia dei prossimi anni sarà quindi tra questi marchi colossali (notare l’assenza di Microsoft): una guerra sempre meno sotterranea e fredda che si preannuncia all’ultimo sangue e potrebbe finire con la guerra dei brevetti (*) che sta interessando Apple e Samsung in alcuni Paesi del mondo. Quattro aziende miliardarie  che non conoscono crisi né momenti di flessione. E se fossero l’ultima speranza di un mondo così malconcio? A rispondere Farhad Manjoo, tech columnist di Slate che firma il pezzo di Fast Company.

Ultima domanda: ma se il magazine voleva evitare l’effetto-commemorazione di Steve Jobs perché non ha scelto Tim Cook, CEO di Apple che ha preso il posto dell’allora malato fondatore questa estate, come simbolo della mela morsicata per la sua copertina? Perché “per almeno i prossimi due anni Apple seguirà una strategia messa in essere da Jobs”, quindi sta alla sua eredità decretare il successo nei prossimi anni di vita della Mela.

(*) A tal proposito, un articolo di Paid Content sulla guerra tra bande tecnologiche che sta interessando colossi del settore, una conseguenza inevitabile – pare – dell’era post-PC:

In the PC-era, according to consultant Lisa McFall, tech patent squabbles were a gentlemen’s game played by a few large companies that would enter cross-licensing arrangements rather than face mutually assured patent destruction. Now, the disruptive effects of mobile technology has brought the return of company-to-company litigation that is further fueled by the arrival of patent-holding companies.

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Toh, l’app di Facebook per iPad

È un miraggio?

No, è reale. Facebook ha rilasciato la sua app ufficiale per iPad. Un tempismo perfetto, fosse due anni fa.

Della latitanza del social network sul versante tablet abbiamo parlato assai, spiegando come tale gap fosse stato colmato nel tempo da app non ufficiali che hanno fatto per mesi (anni) un buon lavoro. E a cui Facebook si è ispirata, pare.

C’eravamo anche augurati che Fb seguisse la strada di Twitter, la cui è app per tablet è fenomenale e tuttora insuperata. Avevamo tirato un sospiro di sollievo a fine luglio, quando TechCrunch pubblicò alcuni screenshot pirata (leaks) dell’app, che avevano potuto utilizzare grazie a un bug dell’applicazione Facebook per iPhone, quella cosa brutta che Gootenberg detesta tanto.

E dopo tanta attesa, oggi l’annuncio ufficiale. L’app, gratuita, è scaricabile dall’App Store. Spiace che Steve Jobs non abbia fatto in tempo a vederla. Vediamo alcuni screenshot insieme (spoiler alert: è proprio come ve la immaginate, no surprises).

La pagina di Gootenberg Blog su Facebook vista via app: nulla di nuovo ma tutto ottimizzato per il touch screen.

Toccando il tasto in alto con le tre linee orrizontali, si apre il menù a tendina sulla sinistra, che riproduce il classico menù di Fb.

Il prodotto è nuovo e appena uscito, è stato testato poco ma è possibile fare un paio di considerazioni: 1) Facebook è arrivata tardi con un’app normale. Ci si augurava che il ritardo fosse causato dal carattere rivoluzionario del progetto. E invece ecco un’applicazione classica, normale, vorrei ma non posso. 2) Quella di Twitter rimane migliore.

Voto. 6,5. C’avete i miliardi e il personale per spaccare il mondo. Avete preferito fare una versione ufficiale di Friendly. Hungry and foolish una bella mazza.

update 12/10/2011

Non sono l’unico a essere deluso, a quanto pare: “Facebook’s iPad App Is Here and I’m Bored Already“, Techland.

 

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