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Alcune copertine di Mad magazine

Tante belle cover d’annata di Mad raccolte da Retronaut.

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Dal Guardian con furore

Sul sito di Studio potete leggere la mia intervista al direttore creativo di Bloomberg Businessweek, il giovane inglese Richard Turley. Forse l’avete già letta sul sesto numero della rivista. Forse no. Ad ogni modo, ora potete rimediare.

Mentre tutti piangevano “la fine dei magazine come li conoscevamo”, il successo del vostro prodotto sembra dimostrare come anche i settimanali e i mensili possono sopravvivere di questi tempi, nonostante la crisi, nonostante il web, nonostante tutto. Quali sono le caratteristiche che un magazine deve avere, secondo te, per avere successo?

È una questione lunga e complessa ma penso che per avere successo un magazine debba fare il magazine. Fare qualcosa che piaccia alla gente e interessi i suoi lettori. È necessario investirci tempo, bisogna metterci passione per poterlo fare nel miglior modo possibile ma penso che se ci si mette tutto se stessi, poi la gente se ne accorge e ti compra. Credo che il pubblico sia in qualche modo capace di “captare” la passione e l’originalità nelle cose, di apprezzarle e premiarle.

Ciò vale anche per i settimanali?

Sì. L’altro giorno stavo parlando con un mio amico di e-book e di come i libri – i romanzi per Kindle, per esempio – vengono venduti e promossi. L’industria libraria si sta innovando in modo simile a quello fatto da alcuni magazine. Gli editori si sono resi conto del fatto che per vendere libri di carta al pubblico bisogna investirci denaro, fare prodotti più curati e più costosi. I libri devono essere cose belle da tenere a casa, solo in questo caso i lettori sono disposti a comprarli.

Leggi su RivistaStudio.com

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Ieri e oggi

Per tacere di quelle dell’Economist…

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Studio, numero 6

Da oggi è in edicola il sesto nonché nuovo numero di Studio. C’è dentro robba bbuona.

È in edicola il numero 6 di Studio con una cover story dedicata al grande spettacolo dell’America nel 2012 tra elezioni, proteste, crisi, società, sport e spettacolo. Ma oltre all’America nel nuovo numero di Studio troverete molto altro a partire da cinque brevi editoriali iniziali a firma di Gianni Riotta, Mariarosa Mancuso, Marco Ferrante, Claudio Cerasa e Fabrizio Goria.

Molto altro dicevamo. Se ne volete un sunto completo potete leggerlo qui. Io sarò presente con due cose: un pezzo musicale e un’intervista a Richard Turley, grafico del premiatissimo Bloomberg Businessweek.

 

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Web covers

Slate e Foreign Policy hanno scelto le loro migliori illustrazioni dell’anno. Le due testate, entrambe del gruppo Washington Post, si fanno riconoscere da anni per la beltà delle cover dei loro pezzi, e questa è una bella occasione per rivederle insieme – e (ri)rileggere gli articoli relativi (come questo: “La faziosità politica è il nuovo razzismo“).

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Cose belle dal mondo

Nel numero di dicembre di Interview, magazine tutto dedicato al formato intervista, Arianna Huffington intervista Scarlett Johansson. Ecco la copertina.

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La copertina quadrupla di Fast Company

I quattro cavalieri.

Questo mese Fast Company, mensile americano, uscirà con quattro diverse copertine dedicate a quattro protagonisti dell’industria tecnologica e informatica. C’è Steve Jobs (ma non è un numero commemorativo, precisa il giornale), Mark Zuckerberg, Larry Page (CEO di Google) e Jeff Bezos (fondatore e CEO di Amazon). Cos’hanno questi quattro signori (e quattro società) in comune?

Sempre più spesso le sfere d’azione di queste quattro aziende si stanno incrociando. Stanno creando tutte dispositivi mobili, tutte adocchiano al mercato pubblicitario e, ovviamente, tutte vogliono vendere qualcosa. La loro competizione le sta rendendo sempre più aggressive, più ambiziose e più innovative. Ora stanno tutte preparandosi per aprire un grande squarcio economico, dall’intrattenimento ai media, dalle comunicazioni alla finanza. I CEO che non hanno mai pensato di dover competere con la Silicon Valley si ritrovano ora costretti a reagire alle più recenti iniziative che giungono da Cupertino o Palo Alto o Mountain View o Seattle.

La battaglia dei prossimi anni sarà quindi tra questi marchi colossali (notare l’assenza di Microsoft): una guerra sempre meno sotterranea e fredda che si preannuncia all’ultimo sangue e potrebbe finire con la guerra dei brevetti (*) che sta interessando Apple e Samsung in alcuni Paesi del mondo. Quattro aziende miliardarie  che non conoscono crisi né momenti di flessione. E se fossero l’ultima speranza di un mondo così malconcio? A rispondere Farhad Manjoo, tech columnist di Slate che firma il pezzo di Fast Company.

Ultima domanda: ma se il magazine voleva evitare l’effetto-commemorazione di Steve Jobs perché non ha scelto Tim Cook, CEO di Apple che ha preso il posto dell’allora malato fondatore questa estate, come simbolo della mela morsicata per la sua copertina? Perché “per almeno i prossimi due anni Apple seguirà una strategia messa in essere da Jobs”, quindi sta alla sua eredità decretare il successo nei prossimi anni di vita della Mela.

(*) A tal proposito, un articolo di Paid Content sulla guerra tra bande tecnologiche che sta interessando colossi del settore, una conseguenza inevitabile – pare – dell’era post-PC:

In the PC-era, according to consultant Lisa McFall, tech patent squabbles were a gentlemen’s game played by a few large companies that would enter cross-licensing arrangements rather than face mutually assured patent destruction. Now, the disruptive effects of mobile technology has brought the return of company-to-company litigation that is further fueled by the arrival of patent-holding companies.

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