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Innovation Issue

Il New York Times Magazine di questa settimana, in uscita domenica, è tutto dedicato all’innovazione e ha quattro copertine diverse, per cui sono stati creati dei nuovi loghi per la testata, in modo da produrre quattro copertine totalmente diverse le une dalle altre, e dalle precedenti.

Delle otto “finaliste” le quattro vincitrici sono molto diverse tra loro, le potete vedere di seguito.

Ogni copertina è ispirata a una delle 32 innovazioni che nel futuro ci cambieranno la vita: 32 invenzioni dai gattini-robot all’alcol anti-sbronza che potete leggere quiQui invece l’art department del giornale spiega l’origine dell’innovation issue, e com’è stato progettato.

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Dal Guardian con furore

Sul sito di Studio potete leggere la mia intervista al direttore creativo di Bloomberg Businessweek, il giovane inglese Richard Turley. Forse l’avete già letta sul sesto numero della rivista. Forse no. Ad ogni modo, ora potete rimediare.

Mentre tutti piangevano “la fine dei magazine come li conoscevamo”, il successo del vostro prodotto sembra dimostrare come anche i settimanali e i mensili possono sopravvivere di questi tempi, nonostante la crisi, nonostante il web, nonostante tutto. Quali sono le caratteristiche che un magazine deve avere, secondo te, per avere successo?

È una questione lunga e complessa ma penso che per avere successo un magazine debba fare il magazine. Fare qualcosa che piaccia alla gente e interessi i suoi lettori. È necessario investirci tempo, bisogna metterci passione per poterlo fare nel miglior modo possibile ma penso che se ci si mette tutto se stessi, poi la gente se ne accorge e ti compra. Credo che il pubblico sia in qualche modo capace di “captare” la passione e l’originalità nelle cose, di apprezzarle e premiarle.

Ciò vale anche per i settimanali?

Sì. L’altro giorno stavo parlando con un mio amico di e-book e di come i libri – i romanzi per Kindle, per esempio – vengono venduti e promossi. L’industria libraria si sta innovando in modo simile a quello fatto da alcuni magazine. Gli editori si sono resi conto del fatto che per vendere libri di carta al pubblico bisogna investirci denaro, fare prodotti più curati e più costosi. I libri devono essere cose belle da tenere a casa, solo in questo caso i lettori sono disposti a comprarli.

Leggi su RivistaStudio.com

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Web covers

Slate e Foreign Policy hanno scelto le loro migliori illustrazioni dell’anno. Le due testate, entrambe del gruppo Washington Post, si fanno riconoscere da anni per la beltà delle cover dei loro pezzi, e questa è una bella occasione per rivederle insieme – e (ri)rileggere gli articoli relativi (come questo: “La faziosità politica è il nuovo razzismo“).

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Bloomberg Businessweek e le copertine salvavita

AdWeek racconta la rinascita di BusinessWeek, acquistato per un dollaro dal colosso Bloomberg nel 2009, e rinato in appena due anni. Ribattezzato Bloomberg Businessweek, il settimanale è rientrato nel mercato mirano “all’indispensabilità, non alla sopravvivenza”. L’articolo di Dylan Byers si concentra soprattutto su Josh Tyrangiel, il grafico che ha rivoluzionato il giornale creando meravigliose copertine (di cui siamo grandi fan da tempo) in grado di farsi notare nelle edicole e contribuire al ritorno in pista del magazine.

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Caro l’Espresso, caro Venerdì, chiamatevi di tanto in tanto

Sono due settimanali. Appartengono allo stesso gruppo editoriale (Gruppo l’Espresso). Escono entrambi il venerdì.

Il primo, l’Espresso, è un pezzo di storia del giornalismo del Dopoguerra; il secondo è un allegato di Repubblica, “il Venerdì”. I due magazine condividono molte firme prestigiose (Bocca e Serra per citarne un paio) e la linea politica (il secondo è più moderato del primo).

Ciò che stupisce è che da un po’ di tempo la sinergia tra le due testate abbia portato alla condivisione degli stessi articoli. Non ci riferiamo a notizie di carattere nazionale (politica, esteri, eventi eccezionali), che evidentemente sono coperte da ciascun giornale, quanto a inchieste o approfondimenti estemporanei, non necessariamente dipendenti dal fattore tempo — articoli che possono risultare buoni oggi o fra due mesi.

Veniamo ai fatti, snocciolando un paio di gaffe editoriali.

A fine dicembre (un tragico venerdi per i De Benedetti boys) l’Espresso uscì con una copertina sul malcontento popolare italiano nei confronti dei sindaci: un’inchiesta in pieno stile del settimanale sulla crisi della figura pubblica del Sindaco.

Sfortuna (leggasi: malorganizzazione) volle che lo stesso giorno “il Venerdì” uscisse con una storia… sui problemi dei sindaci italiani, con in copertina Chiamparino, Alemanno, Renzi e Moratti in un Monte Rushmore italico.

Copertina dellEspresso (31/01/2011)

Copertina del "Venerdì", 28/01/2011

Due giornali dello stesso gruppo (con lettori potenzialmente simili) che escono con storie di copertina sorelle, su un argomento nemmeno tanto d’attualità. Un fail che deve aver portato qualche grana a qualcuno.

Ma il fenomeno continua. Oggi, venerdì 15 marzo 2011, aprendo l’allegato di Repubblica si può leggere un’intervista alla Sora Cesira, l’anonima autrice di (moooolto sopravvalutate) parodie musicali. Un buon articolo con alcune chicche, come l’ex voto dato dall’artista ad An o la critica alla qualità generale della satira italiana sul web (da quale pulpito, by the way).

Sembra tutto regolare: un articolo leggero, più o meno interessante su un personaggio molto noto. Peccato che appena una settimana fa Alessandro Gilioli l’avesse intervistata sull’Espresso parlando del più e del meno della satira italiana.

Una domanda sorge spontanea: posto che le due riviste vengono confezionate in tempi e luoghi diversi (precisamente in due piani diversi della sede del Gruppo), le due redazioni non potrebbero almeno telefonarsi? Sarebbe una buona soluzione agli articoli-clone e  i lettori si libereranno di questa strana, misteriosa sensazione di déjà vu.

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