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Analisi del boxino morboso

Tramite Pazzo Per Repubblica ho trovato questo articolo di Giorgio Vasta per Alfabeta2 sul “colonnino di destra” di molti giornali italiani (leggi: Repubblica.it). Lettura interessante.

La Repubblica.it non idealizza i propri utenti. Semmai li fidelizza. Ha dunque scelto di conoscerli, di metterli a fuoco, e si è resa conto che proporre esclusivamente un’informazione regolata su un codice giornalistico di tradizione anglosassone non è funzionale; se accanto a una colonna di sinistra informativa non si prevede anche la presenza del joker, del fool che ghigna e irride, il discorso risulta insufficiente e l’attenzione – ma ancor più la fidelizzazione – declina. La Repubblica.it sa che il suo utente – ma forse più esatto sarebbe parlare di spettatore – desidera informazione ma al contempo ha bisogno di dipendenza, e sa che gli spot emotivi sintetizzati nei francobolli della colonna divertissement – di fatto vere e proprie percezioni del vuoto, legami erotici inconseguenti, inabissamenti scherzosi in un amniossenza forma e senza fine – sono in grado di generare dipendenza. Soprattutto, questi spot-francobolli sono funzionali a una continua strategica interferenza.

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Contro Repubblica.it /2 – Lezioni di stile

In questo momento (mercoledì 9 novembre 2011 alle 17,40 circa) la homepage di repubblica.it appare così:

Un tripudio incomprensibile di link (nessun video, nessuna foto, nessun gusto). Solo parole azzurre da cliccare in un ambiente incomprensibile dove il click è l’unica speranza per capire qualcosa. Per il resto, a una lettura superficiale, l’home è un guazzabuglio in cui c’entrano dei politici.

Voi direte: su, non fare così, non riprendere il discorso contro Repubblica.it, oggi è una giornata particolare (MOLTO particolare) e la redazione deve spiegare ai suoi lettori cosa sta succedendo alla  persona che tanto sta loro antipatica. D’accordo, giornata storica. Molte cose da dire, molti link, direte voi. Ma facciamo un confronto semplice semplice. Prendiamo ad esempio un’altra giornata storica – lievemente più storica di quella odierna – e prendiamo un’altra edizione online di quotidiano – lievemente più autorevole di Repubblica.it/Cronaca Vera.

Questa è l’apertura del New York Times nelle ore in cui lo spoglio finale dei voti delle elezioni del 2008 aveva confermato la vittoria di Barack Obama.

Ripetiamo: Barack Obama. Appena eletto presidente degli Usa. Dopo due anni di campagna elettorale tra primarie e quant’altro. Dopo otto anni di G. W. Bush. Il primo presidente nero. Ebbene, quel giorno, Nytimes.com apriva così.

update

E questa invece è l’apertura del NYT.com in una giornata epocale, quella della cattura e uccisione di Osama Bin Laden.

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Trasparenza nel giornalismo osé

Repubblica.it farebbe di tutto per un paio di tette in bella vista. E così come Rep.it, molti altri quotidiani online, blog et similia italiani: tra le poche eccezioni, Il Post e ilSole24ore.it.

Eppure c’è modo e modo di confezionare boxini morbosi: aspettare che la divetta di turno scopra l’aureola per attirare masse di maialoni progressisti è un ottimo arnese per guadagnare in click, certo, ma che ne è della naturalità? Trasformare un visual desk in un team di caccia alla topa non può essere il destino dell’informazione online. Davvero. Per questo i boxini morbosi (quelle colonnine piene di seni, panda, culi e cuccioli di foca) devono cambiare. Devono darsi un senso.

L’erotismo è parte della nostra vita e, va da sé, è parte anche del giornalismo. Ma c’è modo e modo, perdio. E – guardate un po’ quant’è brutale il destino – una buona lezione al riguardo la dà Gawker, il sito di gossip e informazione che tanto ha fatto oltreoceano per i seni in homepage.

Oggi, per esempio, ha proposto questa gallery fenomenale sulle migliori mutandine-sbucate-da-minigonne delle star. Da Paris Hilton a Pippa Middleton, passando per Britney Spears.

Però il sito ha trattato la cosa in modo magistrale (magistrale per una porcheria, va da sé): la descrizione di ogni upskirt, infatti, è stata corredata da un consiglio per evitare di ripetere gaffe simili. (Non sentite odore di servizio pubblico?)

Immagini di sinistra e centro da Bauer-Griffin, di destra da Getty

Consigli come questo:

With her panties in peril, Pippa went for the hand block, flattening the hem of her skirt against her thighs with a pair of tightly balled fists. The hand block is popular because it is easy and quick—though not quick enough, in this case, to stop the photographer from getting one blurry crotch shot.

The downside of the hand block is that, since hands are of limited size, they may not block everything you need blocked. At right, Pippa is unable to hide the optical illusion of a vagina at the place where her inner thighs press together.

Questo è un boxino morboso: così si fa. Questo è un pezzo serio.
Non pretende infatti di passare per un’altra cosa, non cerca di darsi un tono posizionandosi vicino a un corsivo di Filippo Ceccarelli. Questa gallery non è nient’altro che una carrellata di vagina più o meno esposta. Non si fa scrupoli. Eppure non si limita a mostrare mutandine. Gawker ha cercato (e trovato) un modo di esporre la ‘notizia’. Vagina come mezzo, non come fine.

Poi uno dice che ci vuole la sincerità nell’informazione. Ecco.

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Repubblica.it FAIL

Forse troppo presi dagli animaletti e le tette da mostrare in homepage, oggi (ore 10,20) Repubblica.it ha qualcosa che non va.

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