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Alla fine AOL ha espugnato TechCrunch

Michael Arrington ha fondato TechCrunch. Poi l’ha venduta ad Aol. Poi si è dimesso ed è andato a fare l’investitore nella Valley a tempo pieno. Sono seguite polemiche e critiche alla gestione del blog tecnologico da parte del gigante digitale che aveva da poco acquistato l’Huffington Post. Ieri se ne è andato anche Erick Schonfeld, storico blogger della testata. Nel frattempo, scrive l’Atlantic Wire, i lettori mugugnano e l’umore della redazione non è ai massimi storici. Riuscirà Aol a sputtanare TechCrunch o alla fine l’avrà vinta e lo rilancerà?

Leggi anche: Chi è Michael Arrington

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Cose belle dal mondo

Nel numero di dicembre di Interview, magazine tutto dedicato al formato intervista, Arianna Huffington intervista Scarlett Johansson. Ecco la copertina.

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HuffDeontologia

L’Huffington Post è geniale nell’ottimizzare i propri pezzi e titoli a favore di motore di ricerca. La tecnica si chiama Search Engine Optimization (SEO). Ne abbiamo parlato spesso, ma ieri un articolo dell’HuffPo ha guadagnato tutta la mia attenzione, riportando l’argomento SEO in auge.

L’articolo in questione è un ottimo esempio della filosofia HuffPo, sito attualmente più visitato di quello del New York Times (che ha il paywall, però), e una valida spiegazione di come un sito di news discreto è riuscito a superare la Grey Lady.

Si tratta di una photogallery sui “13 trucchi per far durare di più batteria di uno smartphone”, articolo che attualmente il primo risultato di Google per la chiave di ricerca “battery last longer smartphone” — tutte parole non a caso contenute nel titolo — dove vi rimarrà a lungo, essendo creato ad hoc per la pole position nei motori di ricerca.

La condotta del giornale di Arianna Huffington è eticamente discutibile, come ha scritto Farhad Manjoo su Slate. Non solo perché, per ottimizzare il proprio sito, si farciscono gli articoli di parole-chiave molto digitate, che fanno aumentare il ranking delle loro pagine in Google & Co. (una cosa che un giornale on line, vivendo di click, deve fare). Ma perché, come nel caso in esame, creare una gallery che risponda alle esigenze di milioni di persone (“Mi si sta scaricando l’iPhone, come faccio ora?”) non significa fare giornalismo o dare importanti consigli su come conservare l’energia nei smartphones. Vuol dire semplicemente scegliere delle foto a bassa qualità e aggiungerci didascalie banali come: “metti in modalità uso in aereo, risparmierai la batteria” o “ricordati da chiudere le app che hai aperto e non usi più” o, ancora, “disattiva il wi-fi”.

Ottimizzare il prodotto è una cosa normale, prassi comune nelle redazioni di tutto il mondo. L’HuffPo però si sta facendo dettare l’agenda da Google Trends. E questo non è normale né professionale.

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Arianna Huffington invade il Canada

Dal New Yorker ("The Oracle")

Da poche ore la versione canadese dell’Huffington Post è online con editoriale di Arianna H. sul perché della scelta:

I canadesi non sono nuovi all’Huffington Post: 1,5 di loro ci hanno visitati a marzo. Così iniziare la nostra espansione internazionale al nord del confine era una cosa ovvia — specie dopo che un sondaggio sui nostri visitatori dal Canada ha scoperto che l’80% di loro era interessato ad una sezione di news canadesi e il 71% ci avrebbe visitato più spesso se avessimo coperto le news di quel paese.

L’articolo d’apertura è bello e battagliero (“CYBER FAIL”), tutto su come il governo canadese sta affrontando diritti, doveri e rischi del cyberspazio. Cioè, secondo l’HuffPost, male e tardi.

***

Nulla è fatto per caso: ogni mossa di Lady Arianna, coperta dal colosso AOL, è ponderata. Il Canada, lo dice lei stessa, è solo il primo passo di un'”espansione internazionale” che promette di seminare il panico nel mondo delle news vintage. Sono arcinoti i precedenti screzi tra il sito di news e blog e il New York Times (che recentemente è passato a una politica pay fatta di sviste [1] — una linea Maginot di groviera), minacciato seriamente dal neo-colosso del web. Un mostro 2.0 sotto l’egida di America On Line, fatto di acquisizioni di prodotti affermati (TechCrunch & co., Engadget, Games.com) che ora vanno a creare una sinergia incredibile col sito principale, l’HuffPost: Giove e le sue lune.

La formula dell’Huffington — semplice e geniale — è facilmente esportarbile, anche grazie alla notorietà del prodotto originale (il sito di Ms. Arianna ha superato in visite quello del Washington Post).

Qui su Gootenberg non apprezziamo la signora Arianna ma la notizia non si può evitare: l’Huffington Post è una realtà solida e ormai mitica, se si parla di giornalismo on line. Deal with it, caro Gootenber. E deal with it soprattutto voi, cari Peter Daou e James Boyce.

[1] via Wittgenstein

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Fuoco amico, fuoco liberal. Due democratici rivendicano il progetto “Huffington Post”

Due ex consulenti del Partito Democratico americano, Peter Daou e James Boyce, hanno scosso il mondo dell’informazione on line questa settimana, accusando i fondatori dell’Huffington Post di plagio. Il giornale on line, fondato da Arianna Huffington e Ken Lerer, la cui formula rivoluzionaria news+blogs cambiato per sempre il giornalismo web, sarebbe farina del loro sacco. Un progetto che Daou e Boyce avrebbero proposto alla direttrice del HuffPost, ricavandone una promessa di futura collaborazione, suggellata da una stretta di mano. Secondo quanto detto dai querelanti al sito americano politico.com, e depositato presso la Corte Suprema di New York, nel 2004 Daou e Boyce (allora organizzatori della fallimentare campagna elettorale di John Kerry) durante una cena a casa della Huffington, parlarono della sempre maggiore importanza nei new media nella comunicazione politica. E accennarono ad un progetto per una piattaforma di news e blog giornalisti “24/7”. Ovvero, secondo l’accusa, l’embrione di Huffington Post. Il giorno seguente, il fatidico 4 dicembre, i quattro si sarebbero stretti la mano, accordandosi per una futura collaborazione. Passa appena un mese e la Huffington e Kerer cominciano a porre le basi della nuova creatura, che sarebbe nata il 5 marzo 2005 e, appena tra anni dopo, secondo Forbes, valeva già 100 milioni di dollari.

Arianna smentisce

Fulminea, arriva la smentita dei fondatori del sito liberal: l’incontro con Daou e Boyce c’è stato, ma “la loro proposta era per una totalmente diversa agenzia di comunicazione politica”. C’è anche del veleno, dato che la replica accusa i due querelanti come soggetti allontanati dal progetto perché desiderosi di specularci. Fatto che, secondo Lady Huff e soci, ha provocato il contenzioso legale.

Ma c’è una stranezza: se la vicenda fosse vera, nonostante questo “furto” i due hanno comunque collaborato al progetto. Uno dei due, addirittura, ha aggiornato il suo blog per l’ultima volta appena un mese fa. Perché collaborare ad un progetto che ti è stato rubato? I due rispondono che credevamo di aggiustare il tutto con il tempo, per poi avviare una trattativa privata ad agosto 2010 e ora approdare in Tribunale.

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