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Droni, droni, droni

Sono tornato. Sì, sto bene.

Negli ultimi mesi mi sono appassionato ai droni militari e non, quei velivoli senza pilota che possono venire pilotati a distanza. Il tutto è sfociato in un articolo che trovate sul numero di Studio che in edicola e libreria in questi giorni (se non lo trovate, potete abbonarvi qui e ribellarvi al sistema con soli 30 euri all’anno). L’articolo si intitola “Ma i droni sognano civili elettrici?” e parla di come questi aggeggi stanno cambiando il concetto di guerra, le vite dei soldati e la diplomazia internazionale. È una storia lunga e niente spoiler.

Fine dello spot.

Quello che volevo dire è che per scrivere l’articolo ha letto parecchie cose che mi sono tenuto dentro per parecchi mesi e ora voglio condividere con il mondo, come sembra essere di obbligo in questo dannato interwebs. Di seguito una rassegna stampa sull’argomento. Baci.

  • “Ethics in robotics”, da International Review of Information Ethics, rivista dedicata all’etica e alla robotica (pdf) – link
  • Articolo per fanatici di robottoni e possibile loro rivolta in cui si parla di etica robotica (ne ho scritto anche qui) – link
  • Randy Rieland, “When Robot Got Morals”, Npr – link
  • Guglielmo Tamburrini, “Robot Ethics: A View from the Philosophy of Science” (pdf) – link
  • Intervista (video più trascrizione) a Peter Singer, autore del meraviglioso Wired for war (consigliato col cuore), realizzata da Big Think – link
  • Ronald C. Arkin, College of Computing, Georgia Tech, “An Ethical Basis for Autonomous System Deployment” (pdf): robot, esercito ed etica – link
  • Jane Mayer, “The Predator War”, The New Yorkerlink
  • “Can Unmanned Robots Follows the Laws of War”, Npr – link
  • Pir Zubair Shah, “My Drone War”, Foreign Policylink
  • Carina Chocano, “The Dilemma of Being a Cyborg”, The New York Times Magazinelink
  • Patrick Lin, “Drone-Ethics Briefing: What a Leading Robot Expert Told the CIA”, The Atlantic Monthlylink
  • P.W. Singer, “Military Robots and the Laws of War”, The New Atlantislink
  • Report on Operating Next-Generation Remotely Piloted Aircraft for Irregular Warfare (paper dell’Aeronautica Usa, pdf) – link
  • Gary Kamiya, “Hypnotized into an endless dirty war”, Salonlink
  • Farhad Manjoo, “I Love You, Killer Robots”, Slatelink

 

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Studio 8

Bene, questa è la copertina del nuovo numero Studio che tra oggi e domani troverete in edicola e in libreria (qui ci sono tutti i particolari sulla distribuzione). Io scrivo una cosa sui droni militari, l’etica, le leggi e la guerra – di cui parlerò nei prossimi giorni su questi pixel – ma trovate moltissime cose che vi daranno assai gioia: scegliendo fior da fiore, un servizio su Internazionale (il settimanale), un bellissimo profilo su Massimiliano Gioni, uomo-copertina, un reportage da Torino e la storia dei miliardi che entrano ed escono da Kabul. E moltissimo altro, comunque (anche Alfonso Signorini). Trovate il sommario completo qui.

Ah. Gli abbonati e chi acquista la rivista a Roma e Milano troverà in allegato anche un DVD-chicca in cui Christian Rocca intervista il compianto Christopher Hitchens. Potete anche ordinarlo, se vi va.

Chi non lo compra è un grillino.

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PostDesk

Segnalo PostDesk, una sorta di Longreads/LongForm tutto dedicato alla tecnologia e alla rete. Articoli e saggi ambiziosi, scritti dalla redazione e da una nuvola di collaboratori che lavora al progetto.

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Gail Collins al Late Show di David Letterman

Gail Collins, editorialista del New York Times, è stata ospite dello show serale di Letterman. Il presentatore gli ha chiesto se, quando lui avrà 90 anni, il Times sarà ancora su carta. Poi sono passati a Romney e alla storia del viaggio in automobile durante il quale il candidato repubblicano tenne legato il suo cane al tettuccio dell’automobile.

 

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La penultima copia del New York Times

Quando il Times andava sul web grazie ad Aol (che ora possiede l'Huffington Post)

Il 17 marzo del 2011 il sito del New York Times è diventato parzialmente a pagamento. A un anno di distanza i motivi per cui essere ottimisti sono parecchi ma c’è ancora tanto da fare. Sul sito di Studio trovate un bilancio dell’operazione in occasione del primo compleanno del paywall di Nytimes.com.

17 marzo 2011, New York City. Nel meraviglioso palazzo di vetro che Renzo Piano ha progettato come sede del New York Times, una stanza è occupata dai piani alti della società. La tensione è alle stelle. Tra i presenti: alcuni programmatori del sito del giornale; il chief technology officer della New York Times Company, Marc Frons; Yasmine Namini, che si occupa di marketing e comunicazione; Martin Nisenholtz, al tempo vice direttore delle operazioni digitali. Anche Arthur Sulzerberger Jr., editore e membro della storica dinastia proprietaria del più autorevole quotidiano del mondo, si ferma a sincerarsi che tutto vada bene. A un certo momento uno dei tecnici chiede l’autorizzazione a procedere, qualcuno gli dice “Ok, vai pure” e – puf – ecco che il sito Nytimes.com diventa a pagamento. —> Continua a leggere

 

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Studio, numero 7

Tra domani e dopodomani il settimo numero di Studio sarà in edicola e in libreria. Ci trovate tante belle cose scritte e disegnate. Un lungo reportage da Berlino, un profilo di Matthieu Pigasse (editore-imprenditore-politico francese), dei grandissimi camion, i baffetti di Assad e molto altro. C’è anche una mia cosa sulla “fase due” di BuzzFeed e Ben Smith.

Costa 6 euro.

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Analisi del boxino morboso

Tramite Pazzo Per Repubblica ho trovato questo articolo di Giorgio Vasta per Alfabeta2 sul “colonnino di destra” di molti giornali italiani (leggi: Repubblica.it). Lettura interessante.

La Repubblica.it non idealizza i propri utenti. Semmai li fidelizza. Ha dunque scelto di conoscerli, di metterli a fuoco, e si è resa conto che proporre esclusivamente un’informazione regolata su un codice giornalistico di tradizione anglosassone non è funzionale; se accanto a una colonna di sinistra informativa non si prevede anche la presenza del joker, del fool che ghigna e irride, il discorso risulta insufficiente e l’attenzione – ma ancor più la fidelizzazione – declina. La Repubblica.it sa che il suo utente – ma forse più esatto sarebbe parlare di spettatore – desidera informazione ma al contempo ha bisogno di dipendenza, e sa che gli spot emotivi sintetizzati nei francobolli della colonna divertissement – di fatto vere e proprie percezioni del vuoto, legami erotici inconseguenti, inabissamenti scherzosi in un amniossenza forma e senza fine – sono in grado di generare dipendenza. Soprattutto, questi spot-francobolli sono funzionali a una continua strategica interferenza.

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Dago, Mario Monti e la merda – Reloaded

Altro argomento a sostegno di quanto detto tempo fa su Dagospia e il suo senso per la merda: ecco l’apertura di oggi del sito di Roberto D’Agostino. Prego notare il mal celato entusiasmo di fondo:

1- LO SPREAD SOTTO I 300 PUNTI, IL PURGA-TORIO E’ FINITO E I BERLUSCONES ALZANO LA CRESTA: MOZIONE DI SFIDUCIA CONTRO IL PIO CHIERICO DI SANT’EGIDIO ANDREA RICCARDI
2- L’EX GUARDASIGILLI NITTO PALMA HA RACCOLTO LE FIRME DI 45 SENATORI PER PRESENTARE UNA MOZIONE DI SFIDUCIA INDIVIDUALE. I PIROMANI GASPARRI E QUAGLIARIELLO FRENANO E STANNO MEDIANDO PER RISOLVERE LA SITUAZIONE: ALTRA BENZA?
3- LA FRASE “CRIMINALE” SUSSURRATA DA RICCARDINO ALLA SEVERINO: “ALFANO VOLEVA CREARE IL CASO, STRUMENTALIZZARE. È LA COSA CHE MI FA PIÙ SCHIFO DELLA POLITICA”
4- UN PRETESTO VALE L’ALTRO PER IL PDL PER TORNARE AL TAVOLO DEL MAGNA E RIMAGNA
5- IN FONDO IL BANANA AVEVA “NEGOZIATO” CON NAPOLITANO E MONTI UN SAVACONDOTTO PER LA SUA USCITA DA PALAZZO CHIGI. E COSA HA OTTENUTO? DOPO I 560 MILIONI DI EURO A DE BENEDETTI, IL RISCHIO DI PAGARE PER LE FREQUENZE DEL CONGELATO ‘BEAUTY CONTEST’? AGGIUNGERE INFINE CHE IL CENTROSINISTA INTENDE ACCAPARRARSI IL GOVERNO DELLA RAI IN VISTA DELLA TORNATA ELETTORALE DEL 2013. E ALLORA E’ GUERRA!

Della serie: “È tornato il Puzzone! Fichissimo! Si torna finalmente a lavorare! Meno male, visto che ultimamente le cose non andavano tanto bene.”

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I repubblicani cercano nuovi giornalisti repubblicani che non siano Rush Limbaugh

L’annuale CPAC (Conservative Political Action Conference, conferenza annuale vicina ai repubblicani) ha visto molti interventi dedicati al ruolo dei media nella politica statunitense. Secondo quanto scrive l’Huffington Post, Jim Geraghty della National Review ha chiesto ai conservatori di smetterla di commentare storie aggregate da altri e cominciare a fare da soli. Il riferimento è a prodotti relativamente nuovi come l’HuffPo stesso, uno dei punti di riferimento dei liberal americani nel web.

Secondo il blogger, agli aspiranti giornalisti conservatori mancano punti di riferimenti prestigiosi. Michael Goldfarb del Weekly Standardha criticato i giovani in erba, bollandoli come inadeguati e incapaci di aumentare l’influenza repubblicana nei media, attività in cui – secondo lui e molti altri presenti – i liberal sono invece magistrali. Il giornalismo repubblicano, insomma, non ha un Woodward e Bernstein (gli autori dello scoop per eccellenza, l’inchiesta Watergate) a cui fare riferimento e ispirarsi. “Molti conservatori – ha continuato Goldfarb – vogliono entrare nel mondo del giornalismo, ma sono tutti opinionisti critici. Vogliono fare come Rush Limbaugh, Bill Kristol. Vogliono diventare Charles Krauthammer.”

Il modello Fox News-Limbaugh rischia quindi di rovinare l’idea di giornalismo per le nuove generazioni di firme conservatrici, sempre più attente alla polemica e meno attente a quel che davvero importa: le notizie. Nulla di nuovo, solo che se ne sono accorti anche i repubblicani stessi.

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La difficile risalita del Washington Post

Quando ero managing editor, tutto quello che facevamo era migliore di qualunque altra cosa nel settore. Avevamo il miglior meteo, i migliori fumetti, le migliori notizie (…). Oggi c’è un competitor per ciascuno di questi settori e molti di loro lo fanno meglio di noi.

Robert Kaiser, al Washington Post dai primi anni ’60, sulla situazione del giornale statunitense. Il resto è sul sito di Studio.

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