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Monopoli e Risiko per Ph.D. annoiati

Ehi, ciao. Non ci si vede da un po’ perché inizio giugno sono stato rapito dagli alieni e poi ho dovuto fare le carte per rientrare in Italia. Nel frattempo sono successe tante cose che salteremo a piè pari, giusto per parlare subito dei temi che contano. Per esempio, i giochi in scatola politici, delle sottospecie di Monopoli che parlano di razzismo, urbanismo e comunismo. Di seguito un breve estratto:

(…) Anche Lotta di Classe – che ebbe enorme successo anche in Europa, soprattutto in Italia dov’era distribuito da Mondadori – segue il modello del Monopoli ma i giocatori devono farsi strada di casella in casella tra le mille ingiustizie e soprusi del capitalismo e i mille doveri della lotta di classe – la quale, dopo aver perso miseramente al tavolo forse diventa allettante. Ha quindi una funzione diddattica: insegnare la natura oscura del capitale e preparare i giocatori a – per l’appunto – la lotta di classe. Ollman, intervistato recentemente da Cabinet, ha raccontato come la sua idea non fosse poi così originale, visto che la prima versione del Monopoli originale, realizzata da Elizabeth Magie, fosse animata da un forte spirito anti-capitalista. Il gioco doveva chiamarsi Landlord (padrone di casa) e in una versione del 1925 – prima della sua commercializzazione, avvenuta nel 1933 – conteneva un libretto d’iscrizioni piuttosto battagliero, in cui si potevano leggere frasi come «il Monopoly [sic] è stato progettato per mettere in luce tutto il male causato dalla proprietà privata».

 

(Il resto lo potete leggere su Studio)

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Cartoni animati sovietici

Ah, com’erano belli i cartoni animati made in Urss. Ne parla oggi BuzzFeed che mette insieme qualche spezzone d’intrattenimento per giovani russi d’antan. Il mio preferito è questo qui, che parla di un musicista che canta con le bestie. (Da non perdere il tarocco di Winnie the Pooh).

 

 

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Dietrologie, teorie del complotto e Zeus

La teoria cospiratoria della società, secondo il filosofo austriaco Karl Popper (1902-1994), rappresentava l’idea per cui «qualunque cosa capita in una società – incluse cose che le persone in quanto tali disprezzano, come la guerra, la disoccupazione, la povertà e le carestie – sono effetti diretti del disegno di individui o gruppi potenti». (…)

Secondo Popper, il fenomeno ricordava molto le opere di Omero, autore dell’Iliade e l’Odissea, in cui le cospirazioni degli dei erano responsabili dell’andamento della Guerra di Troia e altri eventi notevoli. «Solo che ora», scriveva lo studioso austriaco, «il posto degli dei dell’Olimpo è occupato dai Savi di Sion, o dai monopolisti, oppure dai capitalisti».

Su Studio ho scritto di come e perché il cospirazionismo dilaga sul web, specie in tempi di crisi. Lo potete leggere qui.

(Immagine via Leonardo Bianchi)

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Il Vangelo secondo Leonardo

Leonardo Tondelli, a capo di “uno dei più verbosi blog italiani”, Leonardo appunto, è da poco entrato nel club dei blogger de Il Post. E lo ha fatto nel modo migliore: reinventandosi. La sua pagina nel giornale online diretto da Luca Sofri, infatti, è tutta dedicata alla Bibbia e al Cristianesimo, con lunghi profili di santi, evangelisti e simili. Il risultato sono post belli e interessanti, mai banali, in cui si parla di religione senza per forza cedere alla blasfemia o a Medjugorje.

Da non perdere il post su San Giovanni Damasceno, un santo arabo. O l’ultimo in ordine di tempo, una bella analisi sul libro di Giovanni, l’evangelista che avrebbe trasformato la sua testimonianza in “fan fiction”, concentrandosi sul carattere dei personaggi con tale cura da renderlo un autore HBO ante litteram e modificando la trama quel tanto che basta per creare un racconto più avvicente – e in cui l’autore stesso fa sempre bella figura. Un vangelo strano, quello di Giovanni, eppure citatissimo. Scritto dall’ultimo evangelista a morire (anche se veniva ritenuto immortale), pare abbia sofferto particolarmente il tempo, tanto che i fatti sono nattati in modo completamente diverso rispetto a quello dei suoi colleghi. Tondelli parla anche di Ponzio Pilato, che nel vangelo in questione dice cinque frasi cinque, e non ne sbaglia una: Sei tu il re dei Giudei? Quid est veritas? Costui o Barabba? Ecce Homo! Quel che ho scritto ho scritto.

È anche così che si costruisce una religione: lavorando sui dialoghi.

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Non solo 2012

Sul sito di Studio abbiamo parlato dei vari modi in cui gli esseri umani potrebbero estinguersi. Curiosità: quelli più rischiosi sono (e/0 saranno) creati da noi sapiens sapiens stessi. Che beffa.

Breve guida all’estinzione dell’umanità

L’uomo non resiste alla tentazione di volersi dire moribondo. È dai tempi del Mille e non più Mille – come minimo – che l’umanità si diverte a condannarsi ciclicamente, forse conscia di quanto la vita sia appesa a un filo furbetto pronto a intercettare le lame rotanti del destino. Se ci guardiamo da lontano, possiamo vedere come i riferimenti alla nostra morte collettiva siano un topos, un meme culturale duro ad appassire e diffuso quanto il pollice opponibile. Non è un caso che sin dagli antichi Greci quella di Atlantide sia una storia particolarmente in voga: una civiltà bella, ricca, colta e felice che all’improvviso APOCALISSE.

Col tempo il Giorno del Giudizio ha assunto colori e sapori diversi, come il vino in stagionatura, e da teorie rozze sul Dio iracondo che getta fulmini, fa diluviare e costringe alla costruzione di arche piene di bestie, negli ultimi decenni, abbiamo abbracciato nuovi scenari mortali. Più sottili, meno mistici. Scenari in cui l’uomo c’entra, eccome. Morti causate dall’uomo: una sorta di suicidio di massa a dimensione inaudite. È la nu apocalypse.

Ma andiamo con ordine. (continua a leggere sul sito di Studio)

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Steve Jobs, la cultura e i videogiochi

1990. Steve Jobs parla con Stewart Brand (quello di The Whole Earth Catalog, autore della frase “Stay hungry, stay foolish) per parlare di cultura, biblioteche e tecnologia. Secondo il fondatore della Apple (all’epoca ancora a NeXT), il futuro sarebbe stato nella rete tra archivi storici e biblioteche. Ne abbiamo parlato su Studio.

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Fulvio Abbate, Pasolini e ovviamente Barbara D’Urso

Fulvio Abbate è uno così. Ha un blog e una televisione “monolocale”, Teledurruti. È simpatico, intelligente e riesce ad avere opinioni controcorrente senza farsi etichettare come “polemista”, parola ormai vuota e mestiere di cui si può fare a meno. Scrittore, si occupa di televisione nella sua rubrica sul Fatto. Ultimamente ha criticato Fiorello e il suo #Il più grande spettacolo dopo il weekend, ribattezzando l’anchorman “San Fiorello da Valtur” e criticando il suo varietà.

Oggi Fulvio Abbate era a Domenica 5 da Barbara D’Urso (FAIL). Non sta a noi decidere dove debba andare e da quale show farsi ospitare, ma il sedicente anarchico e l’intelettuale pasoliniano (a PPP ha pure dedicato un suo recente libro) Abbate ha deluso parecchi dei suoi fan, che l’hanno rimproverato su Facebook. Alle critiche ha risposto con un messaggio breve e conciso:

Ma a questo punto è lecito domandarsi: se Fiorello e i suoi 12 milioni di spettatori fanno tanto schifo e sono esempio di tant0 barbarica banalità, il programma di Canale 5 e Barbara D’Urso vanno bene?

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