Dagospia, Mario Monti e la merda

È bellissimo vedere come Roberto D’Agostino, patron di Dagospia, si stia vivendo male il governo tecnico di Mario Monti. Oggi il suo sito ha pubblicato questo articolo di Franco Bechis da Libero per dimostrare come la visita del presidente del consiglio alla Casa Bianca non abbia suscitato grandi reazioni nella stampa Usa, cosa che viene spacciata come prova dello scarso preso dell’Italia all’estero. Niente di nuovo in realtà, come ammette lo stesso Dagospia nel titolone, ma tant’è: c’è da sparare merda per portare il pane a casa e qualcuno dovrà pur farlo. Non importa come, non importa contro chi o cosa.

Da quando si è insediato Monti, ho avuto parecchi dubbi sul suo governo: non ho mai ritenuto un enorme sacrilegio il fatto che sia stato scelto da Napolitano e non dal popolo (ho poca fiducia nel suffragio universale, una questione piuttosto complessa che non spiegherò di certo qui) ma la sua anti-politicità mi ha comunque suscitato diffidenza, oltreché fascino. “Può un non-politico fare politica?” mi chiedevo. E “può qualcuno prendere le redini di una nazione in mano così, dal nulla, senza passare dal via delle urne?” mi chiedevo ancora. Tutti dubbi scomparsi dopo aver letto i commenti di D’Agostino al tecnocrate: Dago critica Monti non perché sia stato messo là senza consultare il popolo italiano; non per le leggi che propone e proporrà; non per la sua continuità col governo Berlusconi. Al nostro irrita il Monti-tecnico, anomalo, “sobrio” (per dirla con la stampa nostrana), diverso dalla brancaleone romanissima che D’Agostino quotidianamente documenta a son di innocui cafonal (la banalità pornografica), e quindi da rigettare, estraneo, pericoloso.

Per farlo, il nostro eroe triste tira spesso in mezzo il passato del tecnico in grandi gruppi finanziari come Goldman Sachs, per mettere in luce quanto di turbe alberga nel passato dell’attuale premier. Ma non lo fa per dovere di cronaca. Non lo fa per il gusto del retroscena, dello scoop (quelli che dicono: “Leggo Dagospia così so tutto sulle banche italiane” e poi guardano Voyager per sapere tutto sulla vita di Paul McCartney). No, lo fa per sentirsi a casa. Per illudersi. “Anche lui è come gli altri, forse posso continuare a lavorare trattandolo come un Gianni Letta qualsiasi”, si dice il piccolo Dago ipertatuato, pregando pregando affinché un Scilipoti – uno qualsiasi – prenda coraggio, si dia finalmente una mossa e traini il Paese verso quel rigolo di merda che Dagospia saprà così abilmente raccontare.

E a quel punto sì che saremo tornati alla normalità. Potremmo tornare a ricevere chiamate di affaristi interessati e pubblicare foto di fighe, allo stesso tempo. Come ai vecchi tempi, ti ricordi? Ma te lo ricordi? Ah, quando c’era lui i deliri di Cossiga arrivavano in orario.

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