“I Soliti Idioti” contro le brigate Micromega

(Post uscito in ritardissimo sul tempo perché a volte me ne frega talmente un cazzo
che ci vogliono giorni a mettermi in moto.)

Concita De Gregorio ha recensito un film – e già è una notizia. Ma aspettate: ha recensito un film comico – non sentite anche voi una distorsione nel continuum spazio-temporale? L’opera in questione è I Soliti Idioti, versione cinematografica dell’omonima serie televisiva di Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli in onda su Mtv.

La De Gregorio non lo ha apprezzato granché: volgare, scadente, senza nemmeno una citazione di Gramsci. A Concita piace ridere d’altro, tipo dei simpaticissimi pezzi di Francesca Fornario che con tanto amore pubblicava sulla sua Unità; o di qualche sferzante monologhino di Maurizio Crozza; o della bandane a mezz’asta di Fiorello. I Soliti Idioti, invece, col loro carico di “merda”, battute sui “froci” e – addirittura! – “vaffanculo”, no. Sono brutti, ecco.

(Peccato vadano in onda su Mtv: fossero un prodotto Mediaset sarebbero perfetti.)

Sulla vicenda si è già scritto molto – e Mariarosa Mancuso ha scritto un lungo e imperdibile articolo sull’argomento, che va letto perché senno non siete più miei amici e perché da “recensione” si trasforma in breve saggio sullo stato della nostra società – e la palese ignoranza della De Gregorio è stata esposta a dovere  anche da Matteo Bordone, in un post con tutti i riferimenti giusti. Ovvero, Little Britain e la comicità spietata e senza remore che all’estero è prassi, mentre in Italia è “Oh mio dio, sta tornando Bbberluscone!”.

L’arretratezza e l’immobilismo culturale di Concita è anche quello del Paese, e si riflette sulla politica, certo; sulla società, d’accordo; ma anche – e questo è grave – sulla comicità, come spiega Federico Bernocchi su Studio, con la scusa di parlare di Ricky Gervais:

(…) E qui, per tentare di dare una spiegazione, torniamo a un punto dolente: nella ormai famosa lettera contro I Soliti Idioti, Concita De Gregorio, tra le altre cose, faceva capire come lo sketch sui gay non fosse proprio “nelle sue corde”. Ma Concita non è da sola: leggendo in rete vari commenti, mi sono reso conto che sono tantissimi quelli che considerano sbagliato fare umorismo sugli omosessuali. Per rimanere nell’esempio I Soliti Idioti, non solo dunque non si capisce per quale motivo la gag del gay convinto di essere incinta che vede razzismo ovunque non viene compresa, ma la si trova sbagliata e pericolosa. In Italia persiste questo senso (ovviamente ipocrita) di perbenismo, di correttezza, che ci impedisce di ridere di determinati argomenti. Per cui il problema qual è? Gervais non fa ridere noi italiani perché nelle sue serie televisive non c’è nemmeno una pizza? Sfortunatamente non è questo il motivo. Gervais non farebbe ridere in Italia perché, ammettiamolo, non siamo pronti al suo umorismo.

Non saper ridere vuol dire non saper pensare. Aver paura della risata come forza sana e distruttrice dei tabù significa avere le proverbiale fette di salame sugli occhi e come tappezzeria del cranio. Fette di salame che, nel caso della De Gregorio, sono sostituite da sciarpine di Hermes. Mooolto chic.

postilla

Ad ulteriore conferma dell’ormai lacerante divisione tra i Fighetti reazionari e i Contemporanei c’è questo tweet di Andrea Scanzi, la penna più prevedibile (e allineata) del Verbo Chic nostrano:

L’articolo su Checco Zalone a cui Scanzi fa riferimento è uscito ai primi d’ottobre nelle pagine culturali del Fatto Quotidiano (1). Ma non è questo il punto: il dramma è che nel 2011 ci siano ancora persone (giornalisti professionisti e rinomati) che sfottono Bombolo, credendolo ancora un personaggio triste e non qualcosa di più. (2).

Un follower di Scanzi legge il suo tweet e gli risponde: “non dirmi che hai litigato con la Mancuso! io la adoro. No! No! No! Qui bisogna far pace”.

A questo punto, arriva la risposta del nostro, esemplare:

Quel “neanche so chi sia” nasconde un mondo: vuole essere una replica superiore, della serie “ma chi ha tempo di leggere giornali che non la pensano esattamente come la penso io?” e invece finisce per svelare tre possibili realtà: a) l’ignoranza: puoi non stimarla, puoi detestarla, ma se fai il giornalista (specie nel settore cultura&spettacoli) è difficile non avere idea di chi sia la Mancuso; b) la bugia: Scanzi la conosce ma ha pensato facesse più figo l’idea dell’attacco dalla sconosciuta cattivona, che peraltro scrive sul Foglio, e lo ha già “massacrato” (3), perché sotto sotto è parte del reggime anche lei e tutti i lettori di Scanzi sanno bene che il reggime è cattivo forte; c) la megalomania: non criticarmi sennò il tuo nome finisce nella lavagna dei cattivi.

Come ci si riduce a leggere sempre e solo il Fatto e Micromega? Così. Poi uno dice lo spread.

Glosse

(1) L’analisi della Mancuso sul fenomeno Zalone in cui si fa riferimento all’articolo di Scanzi la trovate qui.
(2) Franco Lechner, aka Bombolo, non meriterà un oscar ma un saggio forse sì. E lo farò io. Non rubatemelo.
(3) Nuova edizione del verbo “massacrare” after Scanzi: “criticare qualcosa argomentando”.

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