Contro LulzSec. Anche i giornalisti lo fanno per i lol?

Se dalle cose si leva la paraculaggine, tutto si rivela più bello. Più libero, come se l’ipocrisia cialtrona dei paraculi fosse una catena da tonnellata attaccata alle nostre gambe.

Nella vicenda di LulzSec, gruppo di hacker che a differenza di Anonymous fa tutto “per i lol”, il web non ha dato il meglio di se. C’è chi è inspiegabilmente affascinato da movimenti simili, per cui li tifa “alla faccia dei poteri forti”, dimenticandosi che l’hackeraggio è un’azione violenta e criminale; e che non tutti gli hacker sono dodicenni brufolosi che “per i lol” bucano il sito della NASA.

E c’è chi non capisce bene cosa succede, è rimasto a suo tempo affascinato dal canuto Julian Assange ma a volte pensa che Anon & Co. dovrebbero andare al diavolo. E, in finale, per non perdere l’aura da guru del web, mette al bando le indecisioni e si schiera con gli hacker.

E poi, ovvio, ci sono i paraculi. Ne parla Paul Carr su TechCrunch in un articolo saggiamente intitolato “Please hacker, don’t hurt us”, su come molti giornalisti e blogger hanno trattato in modo fin troppo soft la vicenda. Lo hanno fatto per paura, suggerisce Carr.

Dopotutto un sito sguazza nella Rete. E quelli di LulzSec la conoscono piuttosto bene: una “stroncatura” delle loro ultimi missioni e l’account Amazon o Paypal dell’autore potrebbe fare una brutta fine — nel nome dei lol, ca va sans dire.

L’articolo prende per esempio questa intervista di Susan Watts per la BBC, nella quale l’autrice sembra Minzolini e l’hacker il Premier, per quanto le domande sono morbide e accondiscendenti. Ma c’è anche il caso di Tony Bradley che su PC World si sente perfino in dovere di ringraziare LulzSec per gli attacchi, senza i quali non riusciremmo a capire le quanto fragili sono i nostri siti.

“Mi hanno svaligiato la casa.”

“Ringraziamo i ladri che ci hanno fatto gentilmente notare che l’antifurto non va granché.

Il pezzo di Carr risulta perciò molto coraggioso, per come sfida la minaccia fantasma dell’organizzazione, fregandosene delle conseguenze. Quella di LulzSec è una forma di minaccia eterea, ovviamente: digitale e impalpabile. Ma è comunque una minaccia ed è un comportamento fascistello, poco da lol.

Il finale dell’articolo è un po’ pomposo, con il ricordo di giornalisti/e uccisi/e in zone di guerra per i loro racconti (un paragone azzardato), ma contiene una morale molto preziosa:

Dato il numero di colleghi che hanno sacrificato la la loro vita per la verità, ogni giornalista che, per tema di vedere il proprio account Amazon hackerato o di ricevere una pizza a notte fonda, arriva a favorire un gruppo di ragazzini che mettono a rischio vite innocenti “per i lol”, dovrebbero pensare di cambiare urgentemente lavoro.

A tal proposito: Il mondo è schiavo degli idioti, Internet pure

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