Il palloncino saziante autogonfiante che saluta come uno scemo

Ultimamente non leggiamo i giornali da soli.

Tra un pagina e l’altra c’è sempre un ragazzo che ci fissa, gli occhi vuoti e senza speranza, la mano tesa verso l’obiettivo. Sulla mano tiene una sfera azzurra, mistica, come una goccia d’acqua perfettamente sferica. La pubblicità è quella di Dimagenina, nome scientifico del “palloncino saziante per perdere peso”, croce e delizia di ogni lettore di quotidiano. La pubblicità in questione è un meme, una presenza fissa e ormai insopportabile. Non solo contenutisticamente — sempre meglio delle scoperte scientifiche in campo d’erezioni — quanto graficamente. È un pugno nell’occhio che pretende minimo una mezza pagina, con quello sfondo azzurrino, etereo, da Forza Italia vintage.

Con quella faccia un po' così

Il primo a parlare della campagna pubblicitaria in questione è stato Luca Sofri, con toni tra l’allarmato e l’ironico:

L’unica cosa che viene voglia di fare è chiamare la polizia che vada a salvarlo: sta chiedendo aiuto (“Vi prego, aiutatemi! Mi tengono ostaggio e mi fanno ingerire palle autorigonfianti”). Invece, quello che dovremmo pensare è che ci siano italiani che oggi andranno in una farmacia e chiederanno la palla molla, la pagheranno, e la ingeriranno.

Il battage continua da mesi: pagine intere su giornali nazionali, tra cui il Corriere della Sera, periodici femminili e maschili. A sborsare i soldi necessari alla campagna è la Lloyd Pharma, multinazionale farmaceutica di cui il web dice poco (non ha una pagina Wikipedia) e il cui sito è un inno all’HTML spinto, 1.0, semplice e anonimo — a meno che non sia autogonfiante — e non permette grandi approfondimenti.

Ciò nonostante Dimagenina trionfa e si espande. Un commento al post di Sofri, di Gabriele Farina, è testimone del boom del farmaco: “Ho visto questa pubblicità su una rivista farmaceutica (ho la moglie farmacista)” scrive il blogger. E aggiunge un’importante considerazione sull’efficacia commerciale del pallonicono: “mia moglie dice che inizia ad essere molto richiesta”.

Non è una sorpresa: dimagrire è uno dei desideri degli occidentali e col boom delle diete si sono inserite nel mercato la più varia compagine di “guaritori”: da quelli onesti (dietologi laureati e capaci) a quelli più simili a fattucchiere del nuovo millennio. La domanda è alta e non accenna a diminuire, l’offerta agisce di concorrenza.

Il prodotto

Il cuore di Dimagenina è l’Iporessina®, il principio attivo che funge da “Intragastric Bulking Agent, ossia agente riempitivo gastrico (dello stomaco)”:

Il meccanismo di azione della sostanza mima quello delle fibre vegetali, è cioè in grado di assorbire elevate quantità di acqua all’interno dello stomaco aumentando sensibilmente di volume; questa consistente massa, del tutto indigeribile ed inerte, stimola i recettori nervosi presenti nello stomaco ad inviare segnali di sazietà al cervello, che a sua volta diminuirà progressivamente il senso di fame ed il desiderio di continuare a mangiare.

Iporessina® “potrebbe essere causa di riduzione dell’assorbimento di eventuali farmaci assunti in concomitanza” e non va quindi assunto con altre sostanze; si raccomanda anche di parlare col farmacista prima di farne uso. (Il bugiardino continua così e non è molto rassicurante ma, sinceramente, ne avete mai letto uno che non vi preparasse al peggio?)

Il palloncino ha origini lontane: già nel luglio 2006 un articolo pubblicato dal Journal of Applied Polymer Science parlava di un agente in grado d’essere tollerato dall’intestino dei ratti. Tra gli autori del pezzo c’è un certo A. Sannino, che, secondo quanto scritto da Non Solo Diete,

 in collaborazione al Prof. Luigi Ambrosio (CNR – Napoli) e al Prof. Luigi Nicolais (Università Federico II° di Napoli e attuale Ministro per le Riforme e dell’Innovazione nella Pubblica Amministrazione), ha brevettato un materiale in grado di assorbire liquidi fino a 1.000 volte il proprio peso (in altre parole 1 g di materiale è in grado di assorbire fino ad un litro di acqua in condizioni ideali).

Proprio perché in grado di non interagire in qualsiasi modo con l’organismo “ospite”, il prodotto è stato classificato come dispositivo medico e non come farmaco. Stessa sorte è toccata alla Digenina, che secondo alcuni è una sostanza figlia degli esperimenti di Sannino & Co.

Il prodotto è in tre varianti. In tutti i casi viene venduta in confezioni da 60 pezzi. Il primo tipo, classico, è da 500 mg e costa 95 €; il secondo, “Forte”, è da 600 mg e costa 115 €; l’ultimo (“Extra Forte”) è da 700 mg per 135 €. Le capsule della sostanza durano circa una decina di giorni: ne vanno ingerite tre prima di pranzo e tre prima di cena. Per i soggetti con una particolare tendenza all’ingrassamento, la razione per pasto scende a due capsule. In tutti i casi l’assunzione va accompagnata con molta acqua — che dev’essere assorbita dalla sostanza affinché il palloncino si gonfi.

Le reazioni

Giovanna Cosenza, professoressa di semiotica all’Università di Bologna (vedi CV), è stata la prima a mobilitarsi, a cercare risposte dietro il misterioso palloncino. Snocciolando prezzi e tariffe, la dottoressa ha subito denunciato quanto il prodotto potrebbe trovare successo in ampie fasce della popolazione. Nel 2008, scrive, tre milioni di italiani soffrivano di disturbi alimentari — un mercato sensibile, disposto a spendere molti soldi e fare qualsiasi cosa per risolvere il proprio problema.

L’idea di mangiare palloncini non è granché; pensare a delle capsule che si gonfiano d’acqua è meglio. E allora perché Lloyd Pharma ha voluto puntare sull’ingoiare palloncini (anche piuttosto grandi, a giudicare dalle foto) se in realtà si parla di capsule? Escludendo l’ipotesi dell’errore comunicativo (che c’è stato ma da altri punti di vista) la bolla blu da mangiare attira l’attenzione. È la novità, il prodotto nuovo, appena arrivato. Serve a coprire d’esclusività un dispositivo che, l’abbiamo visto, si comporta come le fibre vegetali. Anche quest’ultime assorbono acqua, si gonfiano e fermano l’appettito. Ma sono fibre. Che noia.

La Cosenza, superata la sorpresa, è andata oltre, domandandosi se tutto questo sia legale: “Credo”, scrive “che questa pubblicità vada denunciata allo Iap perché due sono i casi”. Il primo è che sia ingannevole, ovvero che contravvegna all’articolo 2 del “Codice di Autodisciplina Commerciale”, che dice:

La comunicazione commerciale deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l’identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti.

Nel valutare l’ingannevolezza della comunicazione commerciale si assume come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento.

Il secondo caso è che promuova un prodotto nocivo per la salute, contro l’articolo 12 dello stesso Codice, che regola così la materia:

La comunicazione commerciale relativa a prodotti suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente, specie quando detti pericoli non sono facilmente riconoscibili, deve indicarli con chiarezza.

Comunque la comunicazione commerciale non deve contenere descrizioni o rappresentazioni tali da indurre i destinatari a trascurare le normali regole di prudenza o a diminuire il senso di vigilanza e di responsabilità verso i pericoli.

Chi crede che la pubblicità del palloncino gonfiabile infranga una di queste regola, può segnalarla allo IAP (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria) complilando questo modulo.

***

Personalmente Gootenberg non ritiene l’adv di Dimagenina un qualcosa di illegale o illecito: è semplicemente un qualcosa di brutto, da vedersi e pensarsi. Ma è uno squarcio ottimo per osservare una vasta fascia di persone che per qualche chilo di troppo (i superobesi non possono assumere Dimagenina) farebbe qualsiasi cosa. Un piccolo dramma sociale e psicologico che rovina la serenità di milioni di persone, che sono quindi alla ricerca di una via d’uscita. Una qualsiasi.

Ingurgitare palloncini il cui testimonial sembra dire “Non fatelo non fatelo salvatevi almeno voi”? Pure.

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