L’IBM è un highlander?

di Paul Rand, 1981

Fondata nel 1911 ma con radici profonde che portano fino al 1886, tempi di macchine a vapore e schede perforate, lIBM è tuttora viva e vegeta. Ha superato guerra mondiali, l’avvento della televisione e la terribile bolla del web del 2000. Rimane tuttora simbolo di informatica e qualità, mantenendosi leader in un mercato in cui ogni decina d’anni nasce un qualcosa che stravolge tutto e distrugge la concorrenza. È successo con Microsoft negli anni Novanta, con Google a cavallo tra i due secoli e ora succede a Facebook.

Immortale? (da The Economist)

In un panorama che si nutra d’innovazione e stravolgimenti, ritrovarsi a spegnere cento candeline dà la cifra dell’unicità IBM. Un’azienda sana, che dal 1990 e il 1993 attraversò una crisi miliardaria che la mise a serio rischio, ma che da allora è rinata. L’Economist spiega le ragioni dei successi di questo meraviglioso centenario:

a) prima di tutto ha intuito prima di tutti l’importanza dell’assistenza, creando un reparto ad hoc capace di “aiutare i clienti a orientarsi nelle loro giungle elettroniche”. Il reparto creato per questo compito capitalizza oggi 22,5 miliardi di dollari;

b) l’azienda è aperta e non gerarchizzata, sono molto gradite le idee innovative e gli ingegneri vengono spinti a rischiare e a contaminare il proprio lavoro con altri settori;

c) ricerca ricerca ricerca. Tremila ricercatori (tra i migliori e più quotati al mondo) non sono pochi e sono la forza-lavoro che ha permesso l’IBM di non fare la fine delle altre tigri di carte informatiche la cui vita media (un decennio) è la durata di un respiro del colosso americano;

d) l’azienda è oggi una multinazionale progettata per pensare globalmente. “Gli staff sono preparati a lavorare in team globali e spesso virtuali”, spiega il settimanale britannico.

La lezione più importante, per gli uomini di IBM, rimane quella tratta dalla grande crisi dei primi Novanta, quando l’azienda rischiò seriamente la chiusura: “Solo pochissime persone capiscono quanto precariamente vicino è andata IBM alla bancarotta”, ricorda Lou Gerstner nel suo Who Says Elephants Can’t Dance?, libro sulla rinascita dell’azienda.

Progetti per il futuro? Parecchi, pare.

L’IBM ha un progetto finanziario che spiega ai suoi investitori quanti profitti intende fare nei prossimi cinque anni e come farà a farli. Entro il 2015 vuole raddoppiare i suoi utili per utile, “almeno” fino a 20 dollari. La roadmap, spiega Mark Loughridge, chief financial officer, aiuta anche a mantenere “lo stesso livello di concentrazione” del periodo di quasi- morte nei primi anni Novanta.

***

Nel frattempo Microsoft è in piena crisi di mezz’età.

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