L’inevitabile sconfitta di Google contro Facebook

Un probabile futuro

Il futuro sarà senza Google, abbiamo scritto tempo fa, senza voler sembrare apocalittici. La Grande G in realtà non è destinata a scomparire ma di certo sarà indebolita dalla concorrenza (Apple, Facebook su tutte) e dal nuovo web social. Col quale il mostro di Larry Page ed Eric Schmidt non hanno mai avuto grande confidenza (recentemente il secondo ha confessato di “aver fatto casino” cercando di dotare Google di un social network).

Nemmano l’Atlantic ci va leggero, comunque, e condanna l’azienda simbolo del 2.0 alla sconfitta nella sfida contro Facebook. Il web è cambiato, il modo con cui la Rete fa guadagnare pure. E Facebook è la migliore espressione del nuovo; Google, nel 2011, sa già da vintage. Non può farcela, spiega il magazine americano citando Ben Elowitz di Tech Crunch:

Il suo algoritmo di ricerca (di Google, ndr) analizza pagine e link cliccati dagli utenti ma non ha una conoscenza diretta di nessuno degli utenti che hanno creato quel contenuto. Gli utenti sono tutti anonimi. Facebook invece “ha creato una piattaforma che conosce più di 600 milioni persone, la loro identità, i loro interessi e attività online.

Google e i fossili

Ma come si può considerare spacciata un’azienda che possiede il motore di ricerca più cliccato al mondo e servizi come Gmail, GMaps, YouTube e Blogger? Google non è ovviamente finita ed è ben lungi dalla bancarotta. Ma rappresenta un modello che da dominante e leader mondiale è passato a vecchio, superato. Facebook è il simbolo del nuovo web, insieme ad Apple. Per la prima volta nella sua breve vita Google deve inseguire i concorrenti. E arranca.

Secondo Elowitz il database di Google

è morto, mentre la Rete è sempre più vibrante ed energeticamente viva. (…) Mentre Google ha accumulato un archivio incredibilmente grande di collegamenti fossilizzati tra le pagine web del pianeta, Facebook possiede una peculiarità molto più preziosa: i collegamenti in tempo reale tra le persone reali e il web.

Facebook “conosce” i suoi utenti: può consegnargli informazioni e pubblicità cucita su misura e miratissima. Sei fan di tutti i gruppi dedicati ai Muse che ci sono sul social network? In caso di concerto nelle tue vicinanze, è probabile che Facebook ti proponga la pubblicità dei biglietti per lo show. Il tutto in modo fine, personalizzato e (quasi) naturale. Un altro mondo rispetto ai macchinosi AdSense googliani che puzzano di algoritmo da un metro.

Facebook è ciò che Google ha sempre sognato di essere — e spera invano di diventare. Per questo ha creato +1: perché ha paura. E, come conclude Elowitz, “Google è molto intelligente ad avere paura. Molto intelligente”.

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