David Mamet e i suoi ex-amici liberal

"Shut up, You commie!"

Rendendo Christian Rocca un uomo felice, David Mamet, sceneggiatore, regista e premio Pulitzer, ha detto addio ai liberal e si è convertito alla destra. Uscito dalla “bolla” sinistrorsa in cui dice d’aver vissuto per anni, Mamet ha cominciato a togliersi dei bei sassolini dalle scarpe. E a lanciarli, a sinistra.

Comunque la pensiate la sua frase sui radical chic californiani è già mito: “un tempo i liberal di Hollywood si sono avvicinati al comunismo perché il pilates non era ancora stato inventato”, ha detto al Washington Post.

La conversione ha infiammato dibattiti su dibattiti. In un’intervista al Magazine del New York Times, l’ex liberal ha presentato il suo libro, destinato a far discutere, in cui scrive che “Karl Marx non ha mai lavorato un giorno nella sua vita” (giusto per riportare il dibattito al presente) e che l’Occidente considera “intrattenimento” il conflitto mediorientale. “Pensavo volessi solo fare arrabbiare qualche tuo amico liberal”, gli ha detto Andrew Goldman, autore dell’intervista sul Magazine, vista la foga con cui Mamet attacca i suoi ex-amici, pardon ex-alleati.

Il risentimento c’è. Ed è tipico di chi cambia idea drasticamente e vuole farlo sapere al mondo. Un esempio italiano è Giampaolo Pansa, già firma di riferimento di Repubblica, approdato prima a Libero e poi al Riformista. L’ultimo libro di Pansa è Carta Straccia. Il potere inutile del giornalismo di carta.

Odio e amore per la stampa, questa inutile, indispensabile prostituta: un’altra caratteristica dei “convertiti”. Ma qual è il rapporto del nuovo Mamet con i giornali? Provate a indovinare:

Anni fa sono andato da un dottore, che mi ha detto: “Vuoi vivere una vita migliore?” Ho detto: “Certo che sì”. E lui: “Smetti di bere e non leggere i giornali”. E così ho fatto.

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