Le Martufelle

Le omine bufe

In tempi in cui la frase “la satira è morta” viene ripetuta dalle persone impegnate e de sinistra con estrema preoccupazione, è divertente registrare l’enorme quantità di battute, vignette e video “satirici” che innondano la Rete. Sembrerebbe un cortocircuito logico, eppure il ragionamento non fa una piega: il materiale che gira frenetico on line è pessimo, bagaglinano nel cuore; ed è quindi uno spunto per chi recita il de profundis al nobile genere artistico.

Compiangersi della morte della satira significa rimpiangere i “bei tempi” in cui gli autori satirici proponevano cose di qualità — “bei tempi” che, a seconda dei casi, vengono fatti risalire a Cuore, al Male, a Rabelais o ad alcune incisioni rupestri particolarmente caustiche — e anche questo alimenta il non sequitur di cui sopra.

La domanda è alta e l’offerta, come in una logica di mercato, si adegua. Spuntano così prodotti nuovi a cadenza mensile. A farli conoscere al pubblico assettato provvede poi il like di Facebook. O un boxino di Repubblica.it. O Un giorno da pecora.

Il fatto che il tutto faccia ridere poco e male — infierendo ulteriormente sul presunto cadavere della Satira — non sembra interessare. Prima si premia il nuovo ggenio satirico; poi si verifica se tale veramente è. I tempi son frenetici e non c’è tempo per pensare: ci sono dei vuoti da riempire, e alla svelta.

Ecco quindi fiorire la Sora Cesira e le sue canzoni-parodia banali e terribili. Per “Arcore’s Nights” si poteva anche sprecare un sorrisino ma il tutto sarebbe dovuto rientrare dopo un breve raffronto tra la Cesira e un brano qualsiasi di Elio E Le Storie Tese a Parla con me. E invece no: il vaso straripa e la Sora diventa amata e attesa. “Quale nuova figata ci regalerà il ggenio la prossima volta?” si chiede il pubblico eziomaurista, i nervi della mano tesissimi addosso al mouse in attesa di cliccare “Mi piace” e poter gridare: “PRIMOOOO!”

La blogosfera è ovviamente ben gentile con le sue star. Il web diventa un coro di embedded, link, recensioni e ovazioni: il cursus honorum che porta a un’intervista all’Espresso o a un contratto di collaborazione con i simpaticissimi (?) Sgommati di SkyUno.

I video virali sono veramente virali: si diffondo e attaccano. La malattia che veicolano comporta fama, visibilità e successo, e le sue vittime muoiano dalla voglia di farsi contagiare (facendolo magari di proposito). È il caso di Francesca Fornario, ingiustificata penna dell’Unità, e di Simone Salis, suo sodale, che poche settimane fa, dagli studios di Un giorno da pecora, hanno emanato segnali acustici cacofonici e imperdonabili, dal titolo di “Nella Vecchia Lombardia”.

Di che si tratta? A sorpresa, il brano è un’originalissima parodia de… “Nella Vecchia Fattoria”!, il classico amato da grandi e piccini e che, variate poche lettere, si trasforma in una scabrosa satira sulle amministrative milanesi.

La canzone è semplicemente una spanna sopra a tutto: la voce flebile, castrata e castrante, la base MIDI che in due minuti distrugge nove anni di Beatles ad Abbey Road; ma soprattutto il testo: definitivo, atavico, immortale, venato dal tipico sense of humour à la Concita De Gregorio (direttrice de l’Unità, per cui Fornario & Salis lavorano — quindi tutto ok).

Questi fenomeni sono nati in Rete: sono crisalidi uscite dal bozzolo del 2.0. Ora sono ovunque e la colpa è nostra, dei nostri clic, dei nostri “mi piace” e delle nostre condivisione, magari sarcastiche, sui social network. Ogni gesto compiuto in Rete ha ripercussioni enormi e pesantissime. Può aiutare rivolte popolari o trasformare un comico genovese in un dietrologo con partito appresso: figuriamoci se non riesce a dare credibilità a degli incompetenti.

Stiamo attenti, pesiamo i nostri movimenti. Agli amici che ci taggano nelle opere di Sora Cesira, rispondiamo con Eddie Izzard. O trattiamoli come quelli che mandano inviti per Mafia Wars (male). Perché questa è una delle tante manifestazioni dell’enorme, strepitoso potere della Rete: può arrivare a romperti le palle usando il tuo stesso mouse e convincerti che la colpa è del Sistema.

(Oh, “il Sistema”, che bel concetto vintage! Fa tanto disinformazione.it e Zeitgest – The Movie. Il sistema siamo noi: se il sistema fa stronzate è perché ultimamente abbiamo preso troppi pali della luce sul naso. Certo, possiamo dare la colpa al palo della luce. Possiamo: io, se non vi dispiace, procedo oltre. Con pardon.)

Ci eravamo da poco liberati da Martufello. Ne abbiamo creato dei surrogati. Un po’ de sinistra, però, ché sennò la blogosfera li snobba e dà le spalle al mondo, canticchiando fieramente “Nella Vecchia Lombardia”, sognando di vedere realizzarsi le profezie dell’oroscopo di Internazionale.

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

1 Commento

Archiviato in giornalismo, giudizio universale

Una risposta a “Le Martufelle

  1. Dio se esistesse ti benedirebbe

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...