Evan Stone contro i porno-pirati

Evan Stone è un signore che anni fa, ai tempi di Napster, aprì un sito che vendeva mp3 a 1,50 dollari ciascuno. L’esperimento non funzionò granché: distrutto dalla gratuità della concorrenza, dopo un anno il sito di Stone fu chiuso e fu costretto a lasciare spazio al gigante della free music, che da lì a poco sarebbe stato bandito dalle autorità giudiziarie.

Il signor Stone, ora avvocato, non si dimenticò di quel che i “pirati” fecero al suo business. Per un po’ si occupò d’altro, cercando di superare la vicenda, ma il desiderio di vendetta rimase sullo sfondo, bollente e assetato.

Recentemente è tornato all’azione alleandosi con la nuova grande vittima della condivisione di file via web, la pornografia. Un business decimato dal download, che dal 2004 ha perso il 40% di giro d’affari e sembra essere “saccheggiato” dagli utenti Internet allo stesso modo del mercato musicale pre-iTunes. Il porno è un settore a cui manca un solido mercato “legale” di riferimento (quello che Amazon è per i libri), un punto di riferimento che possa catalizzare una buona parte di target, riportandolo nel recinto dei contenuti a pagamento.

I due soggetti, per quanto diversi, si sono ritrovati a combattere per gli stessi motivi: arginare l’ormai enorme flusso di dati “illegali” e colpire i porno-pirati. Stone ha cominciato inviando lettere minatorie a molte persone, basando sugli indirizzi IP che risultavano scaricare materiale pornografico illegalmente.

E l’anonimato? La privacy? Come si può denunciare un IP? Se un soggetto avesse prestato il proprio computer ad un malintenzionato scaricatore di porno? Quesiti poco importanti per Evan Stone, la cui “vendetta verso i pirati è stata costruita in anni e anni” ed è fatta di lettere piuttosto aggressive (PDF), dove il “colpevole” viene consigliato di pagare 1,500 dollari al cliente di Stone per evitare un processo e far “scomparire” il caso. Con un’immediata risposta poteva comunque restare coperto dall’anonimato durante il processo.

Non essendoci una corrispondenza diretta  tra l’autore del “reato” e il soggetto a cui è intestata la connessione Internet, sono successi episodi spiacevoli. Come quello di un certo Alex, che si è visto denunciato per aver scaricato materiale porno gay attraverso una lettera dall’ufficio legale Stone. La missiva però arrivò alla madre del giovane, l’intestataria della connessione web.

Ironia della sorte: l’avvocato Evan Stone è omonimo di un noto pornodivo. “Quando ho cominciato ad avere clienti nel settore porno, mi son detto: Fanculo, lascerò che si confondano!” e non ha modificato il proprio nome. E in effetti non ci sono dubbi: la cosa sta confondendo molte persone.

Fonte Patrick Michels, “Evan Stone’s Battle Against Porn Pirates”, The Dallas Observer

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