Caro l’Espresso, caro Venerdì, chiamatevi di tanto in tanto

Sono due settimanali. Appartengono allo stesso gruppo editoriale (Gruppo l’Espresso). Escono entrambi il venerdì.

Il primo, l’Espresso, è un pezzo di storia del giornalismo del Dopoguerra; il secondo è un allegato di Repubblica, “il Venerdì”. I due magazine condividono molte firme prestigiose (Bocca e Serra per citarne un paio) e la linea politica (il secondo è più moderato del primo).

Ciò che stupisce è che da un po’ di tempo la sinergia tra le due testate abbia portato alla condivisione degli stessi articoli. Non ci riferiamo a notizie di carattere nazionale (politica, esteri, eventi eccezionali), che evidentemente sono coperte da ciascun giornale, quanto a inchieste o approfondimenti estemporanei, non necessariamente dipendenti dal fattore tempo — articoli che possono risultare buoni oggi o fra due mesi.

Veniamo ai fatti, snocciolando un paio di gaffe editoriali.

A fine dicembre (un tragico venerdi per i De Benedetti boys) l’Espresso uscì con una copertina sul malcontento popolare italiano nei confronti dei sindaci: un’inchiesta in pieno stile del settimanale sulla crisi della figura pubblica del Sindaco.

Sfortuna (leggasi: malorganizzazione) volle che lo stesso giorno “il Venerdì” uscisse con una storia… sui problemi dei sindaci italiani, con in copertina Chiamparino, Alemanno, Renzi e Moratti in un Monte Rushmore italico.

Copertina dellEspresso (31/01/2011)

Copertina del "Venerdì", 28/01/2011

Due giornali dello stesso gruppo (con lettori potenzialmente simili) che escono con storie di copertina sorelle, su un argomento nemmeno tanto d’attualità. Un fail che deve aver portato qualche grana a qualcuno.

Ma il fenomeno continua. Oggi, venerdì 15 marzo 2011, aprendo l’allegato di Repubblica si può leggere un’intervista alla Sora Cesira, l’anonima autrice di (moooolto sopravvalutate) parodie musicali. Un buon articolo con alcune chicche, come l’ex voto dato dall’artista ad An o la critica alla qualità generale della satira italiana sul web (da quale pulpito, by the way).

Sembra tutto regolare: un articolo leggero, più o meno interessante su un personaggio molto noto. Peccato che appena una settimana fa Alessandro Gilioli l’avesse intervistata sull’Espresso parlando del più e del meno della satira italiana.

Una domanda sorge spontanea: posto che le due riviste vengono confezionate in tempi e luoghi diversi (precisamente in due piani diversi della sede del Gruppo), le due redazioni non potrebbero almeno telefonarsi? Sarebbe una buona soluzione agli articoli-clone e  i lettori si libereranno di questa strana, misteriosa sensazione di déjà vu.

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2 commenti

Archiviato in giornalismo

2 risposte a “Caro l’Espresso, caro Venerdì, chiamatevi di tanto in tanto

  1. Esaù

    Occhio: il Venerdì è un allegato, non un inserto.

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