Accosta e chiedi indicazione a Google

La Google car

Gli ultimi progressi tecnologici hanno avviato un dibattito sul collegamento tra Rete e trasporti. Il punto di partenza, scelto più che altro per l’incredibile riverbero mediatico che ha generato, è il progretto di Google sulle automobili auto-guidanti. Poco importa che il progetto non sia il primo a sperimentare l’idea di una macchina indipendente dal guidatore (ci ha già provato Toyota, BMW e addirittura l’Unione Europea [pdf]): il motore di ricerca ha appeal. Ogni settore in cui investe, d’improvviso, guadagna colore e vitalità.

Se all’inizio, infatti, le self-driving cars sembravano una stramberia da Sylicon Valley, quel genere di progetto a cui un’azienda miliardaria dedica una somma relativamente modesta per spirito d’innovazione, oggi la cosa sembra aver guadagnato in concretezza. Non si può più pensare che il settore quattro ruote sia per Google una distrazione dai tentativi falliti di creare un social network.

No, il web si allarga e si espande, infilando propri tasselli in ogni ganglo delle nostre vite private. Ha già rivoluzionato lo shopping (eBay), il mercato musicale (da Napster in poi), quello cinematografico; sta demolendo le poche certezze degli editori librari e di giornali; e si sta rivelando un valido strumento organizzativo in caso di rivolte popolari — i recenti eventi nel mondo arabo nord africano. Non stupisce che ora si stia infilando anche nelle automobili di tutto il mondo, tra il navigatore satellitare e l’accendi-sigaro.

Ciò che si basa sulla relazione con l’esterno è preda facile del social web. Anche la Tv si fa social: sempre più persone decidono di farlo comunicando contemporaneamente con i propri peer sui social network: si guarda uno show in televisione e intanto se ne discute (il Post lo fa già da qualche mese con FriendFeed). Un fenomeno che non manca di preoccupare e stimolare i broadcaster del settore.

A breve tale ondata raggiungerà anche la guida. Il traffico automobilistico sta già ispirando progetti Internet su come prevenirlo, evitarlo o semplicemente maledirlo in real time. Ne ha parlato Tom Vanderbilt su Slate: il twaffic (twitterare nel e/o del traffico) sta dilagando anche a livello istituzionale: prendete Transport For London, che tweeta in continuazione su code, ingorghi e amenie varie, declinando Isoradio in 140 caratteri ad avviso.

Ora immaginate qualcosa del genere per il GRA romano. Non vedete anche voi i server di Twitter collassare su se stessi?

Fare l'autostop sarà un casino

In un mondo in cui i navigatori satellitari si fanno sempre più precisi e inseriti in qualsiasi device (smartphones, tablet) anche le indicazioni stradali sono destinate a cambiare, o a scomparire, rese obsolete da mappe e software on line sempre più potenti e personalizzabili. I cartelli tradizionali, che indicano la svolta da prendere per raggiungere una località (e quanto questa  dista dal cartello stesso), verranno sostituiti da itinerari su schermo, che potranno anche essere commentati dagli utenti: la Rete on the road formerà una mostruosa, babelica guida Michelin in salsa 2.0, nella quale la strada da percorrere si fonderà ai consigli degli utenti: a quale autogrill fermarsi, quale hotel prenotare, quale scorciatoia sperimentare.

Immaginare un algoritmo in grado di fondere tutte queste informazioni è possibile e potrebbe trasformare per sempre l’idea di viaggio. Se a questo si aggiunge la tecnologia self-driving, ecco un futuro in cui i computer guideranno le macchine “chiedendo informazioni” alla Rete, aggiornando continuamente il proprio tragitto e segnalando agli altri utenti-guidatori la presenza di ingorghi, incidenti o strade a bassa percorrenza. In caso di difficoltà (gomma bucata, incidente, guasto) potrà essere la vettura stessa — se non del tutto distrutta — a chiamare i soccorsi indicando la propria posizione al comando di Polizia o ospedale più vicino.

Ciò cambierà anche l’arredo urbano: in un mondo in cui “non trovare la strada” assumerà significati sempre diversi, fino a rimanere una frase valida solo in casi di depressione o indecisione cronica, anche l’arredo urbano cambierà: i cartelli stradali faranno la stessa fine delle cabine telefoniche, ormai buone solo a fare da bacheche per messaggi erotici al limite del maniacale?

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1 Commento

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Una risposta a “Accosta e chiedi indicazione a Google

  1. Un bel post! E a tal proposito ti invito a riflettere sul senso della fine, del finale…su Vongole & Merluzzi!!!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/05/06/gran-finale/

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