Il digital divide dalle Alpi in giù

Il giornalismo anglosassone sta da anni puntando sul web. La recente acquisizione da parte di Aol (American On Line) di The Huffington Post ne è l’ultima prova, visto soprattutto il prezzo concordato per la cessione: 315 milioni di dollari. Tale stellare somma non può che far arrossire gli epigoni italici e premiare l’arguzia dei fondatori dell’HuffPost (i cui costi iniziali erano un 315esimo ma è un’occasione per ripensare all’aretrattezza culturale e tecnologica del nostro paese.

Ne parla Editors Weblog in un articolo dal titolo poco ermetico (“Is Italy ready for the web?”) nel quale sfilano le maggiori personalità del nostro giornalismo online (Tito Boeri e laVoce.info; Luca Sofri de ilPost.it; e Paolo Madron direttore di Lettera43) e che è una bella riflessione – per quanto amara – della nostra condizione.

È soprattutto il paragone con la “concorrenza” straniera a risultare frustrante. E quando Sofri Jr. spiega che dopotutto l’italiano è parlato poco all’estero e quindi il suo campo d’azione è ristretto pressoché alla sola penisola italica – e ciò si ripercuote nel giro di visite – non si può che convenire con lui. Ma rimane, al di là degli alibi, l’angosciante digital divide (culturale, prima che infrastrutturale) a costringerci al mumble mumble.

Nell’ultimo anno e mezzo il panorama è cambiato: sono comparse molte testate (già nominate) e alcune di nuove e promettenti, come Linkiesta. Ma questo affollamento, per quanto lodevole e vettore di speranza, sembra occupare uno spazio molto ristretto, che appena nato è già saturo. A dominare le news del web sono i siti relativi a giornali cartacei (Repubblica.it con 1.592.283 visitatori unici al giorno e Corriere.it con 1.326.601, dati Audiweb): i giornali nati-nel-web-per-stare-nel-web sono un mistero per un’enorme fetta della popolazione.

Ciò non deve stupire, infatti:

il popolo italiano non legge i giornali;

l’Italia è una delle pochissime nazioni in cui l’uso della Rete ultimamente è calato sotto il giogo della Tv.

Una combinazione di fenomeni che crea un cocktail micidiale al quale ognuno di noi deve reagire, per quanto possibile.

***

Una curiosità. Nell’articolo vengono citati anche Dagospia, Affari Italiani (il primo giornale on line italiano – respect) e il caso di Bebbe Grillo. Scritto proprio così: bebbegrillo.it.

 

 

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