L’illusione del web

Il saggio Giuseppe Prezzolini diceva che il conservatorismo era il giusto freno alle illusioni umane. Il Web, in quanto mezzo nuovo, rivoluzionario e potentissimo, ha alimentato in questi ultimi anni un’impressionante sequela di utopie e visioni future totalmente errate, basate su due assunti piuttosto bizzarri e inevitabilmente instabili:

  • tutto andrà per il meglio;
  • la visione democratica e libera d’Internet avrà il sopravvento (o limiterà) quella autoritaria à la cinese.

Non è un caso che a far squillare la sveglia e ridestare dal torpore storico l’Occidente, ci pensi l’Economist, faro luminoso per il conservatorismo illuminato mondiale, con un articolo pesante ma essenziale. Il pezzo prende lo spunto da The Net Delusion (acquistabile qui su Amazon.co.uk), ultima opera di Evgeny Morozov, esperto del rapporto tra Rete e politica, ma subito spicca il volo, demolendo con metodo certosino il cielo di cartapesta che troppi prendono per vero: quello basato sull’equivalenza Internet – Democrazia.

La realtà è ben diversa, ovviamente. Ma questa illusione dev’essere molto radicata, per non cedere sotto il peso delle notizie provenienti da Cina, Iran, Corea del Nord e altri paesi dove la Rete è stata declinata in chiave dittatoriale in modo veloce e funzionante. La grande muraglia di fuoco cinese è un sofisticato sistema messo in atto dal regime locale per “difenedere” il web da tutti quegli agenti (endogeni e esogeni) che potrebbero rendere Internet libero. Funziona.

Ma la potenze di Internet sta anche nella sua vastità, che crea innumerevoli vie di fuga e spiragli che possono portare alla libertà. Succede, per esempio, in Iran, dove le mire liberticide di Ahmadinejad devono spesso fare i conti con la Rete.

Come ricorda Morozov, Internet rimane comunque un mass media: come la televisione, la stampa e la radio. Regimi che sono stati in grado di controllarli in precedenza non avranno grosse difficoltà a fare lo stesso col Web. Morozov propone il cyber-realismo, una nuova corrente di pensiero che si contrapponga a quella che in Occidente sembra andare per la maggiore: il cyber-utopismo. Ma si spinge anche più in là, portando la discussione in un punto inedito e di sicuro molto controverso: Internet ha anche un effetto collaterale, che molti prosumer non prevedono. Chiamiamolo effetto “panem et circenses“:

Internet ha reso il materiale d’intrattenimento così poco costoso e facile da procurarsi per le persone che vivono sotto un regime autoritario, che è diventato molto più difficile farle interessare alla politica.

Ai dittatori il web, sotto sotto, piace. Una volta riuscito a “chiuderlo”, creando una sorta di walled garden delle dimensioni di una nazione intera, la Rete può essere loro molto utile. Basta osservare Hugo Chavez, che da un lato si serve di Twitter a scopi propagandistici e dall’altro è pronto a definire “atto terroristico” qualsiai tweet contro il suo regime. Il recente caso di #freevenezuela è un chiarissimo esempio di questa doppia agenda, confusa ma lucida, che Chavez e altri leader autoritari stanno attuando.

Confusa perché, essendo Internet un fenomeno perennemente in fieri, è difficile reagirgli (difficile, non impossibile); lucida perché l’obiettivo è chiaro: rendere innocuo Internet. In Cina ci sono già riusciti, arruolando un cyberesercito di blogger pro-regime e di “controllori del web”; il tutto far perdere terreno al settore economico-finanziario, che d’altronde si basa sulla Rete.

The Net Delusion è certamente un’opera che farà discutere: c’è chi, ubriaco di illusioni, vi legge solo pessimismo e sete d’apocalisse. Pazienza. Il realismo, specie quando scuote le nuvole facendoci ripiombare coi piedi per terra, non piace. Disturba. E Morozov sembra davvero godere a disturbare il pubblico dei benpensanti. Il libro, con capitoli dai titoli come “Why the KGB wants you to join Facebook” e “Why Kierkegaard Hates Slacktivism”, crea scalpore ma non fine a se stesso.

Morozov, tra una provocazione e l’altra, fa comunque pensare, grazie all’idea che muove il suo libro. E avverte l’Occidente del pericolo rappresentato dallo strillare urbi et orbi quanto la Rete sia utile per la libertà dell’uomo. Gridandolo a tutto il mondo, dice, ci siamo fatti sentire anche dai tiranni che magari non se ne erano ancora accorti:

Appoggiando Twitter, Facebook e Google in quanto strumenti pro-democratici, il governo Americano ne ha compromesso la neutralità e incorragiato i regimi autoritari a trattarli come agenti politici esterni.

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