Gli USA e il socialismo del tram

Negli Stati Uniti è la macchina a dominare, da sempre. Ci si muove in quattro ruote snobbando il trasporto pubblico (se la città in cui ci si trova lo offre) perché l’automobile dagli anni Sessanta in poi ha sostiuito il cavallo come simbolo dell’essere yankee. E perché la società USA sembra morire dalla voglia di darti la possibilità d’abbracciare il volante e dare sfogo alla marmitta. Vuoi la patente? Se hai sedici anni, puoi. Oh, e puoi anche avere un’arma, in alcuni stati.

Il tram, invece, coi suoi movimenti obbligati dalle rotaie e quei cavi sopra la testa, sa molto da europeo. È rigido, deciso ma calmo. Non ti permette sgommate à la Hazzard. In confronto a certi SUV o pick-up, sembra un autoscontro troppo cresciuto E, come se non bastasse, chi dice tram dice trasporto pubblico, ammasso di persone in spazi angusti, biglietti da pagare e viabilità pagata dallo Stato. Nulla di meno yankee, puro delirio sinistroide. Non è un caso che gli USA, nonostante le loro decine di metropoli da milioni d’abitanti, ospitino 35 linee di tram, mentre in Italia anche cittadine Bologna o Firenze (nulla in confronto a Detroit) ne sono provviste da decenni.

L’americano guarda il tram e vede una creatura strana, folcloristica, della quale forse riesce ad immaginare le potenzialità ma, pure sforzandosi, non le capisce appieno, avendo sempre avuto esigenze totalmente differenti. D’altronde se le già citate Firenze e Bologna (e sono solo esempi) hanno il tram è anche per la loro struttura urbanistica antica, fatta di centri storici dai budelli asfissianti e dai sensi unici obbligati. Il tram è un serpentone in grado di trasportare molte persone: perfetto per una città fondata nel MedioEvo o nel Rinascimento. Un po’ meno per Atlanta.

Ma qualcosa sta cambiando. E anche in fretta. Attualmente negli States sono in costruzione almeno13 strutture simili e molte altre sono in fase di progettazione. Non solo, alcune città verranno riviste in funzione del buffo treno che passa in mezzo alla città. È il caso di Denver, per esempio, dove una nuova zona residenziale verrà servita e costruita “attorno” ai binari del tram. I binari stanno diventando anche un pregio per la zona che li ospita e le aziende sono pronte ad investire i loro soldi più volentieri se i loro possedimenti hanno questi mezzi di trasporto vicini. Robert Puentes, esperto di trasporti del Brookings Institution afferma che “ci sono ben poche aree metropolitane nel paese che non stanno ancora considerando l’installazione del tram”.

Una piccola rivoluzione urbanistica, resa possibile da una culturale: anche gli americani cominciano a capire l’utilità di queste infrastrutture. Chris Frampton della East West Partners, società del settore, crede che queste strutture siano perfette per aree già densamente popolate e strade trafficate: permette di risparmiare in strade, incroci, nuove stazione di polizia e così via. Con un singolo investimento si permette il risparmio di molto denaro. Le esigenze sono cambiate e ora chi propone progetti per il trasporto di massa non rischia più di apparire socialista, come racconta Tom Clark del Metro Denver Economic Development Corporation: ai cittadini, ai politici e agli uomini d’affari è bastato fare un paio di conti. Conviene.

A Washington DC è stato inaugurato un nuovo tracciato del tram in una zona particolarmente malfamata e violenta, H Street. Il tram, secondo alcuni, non si limita a migliorare la qualità della vita, ma rende le zone più serene, allontando la criminalità. Gira più gente, l’età media si abbassa, attirando lavoratori qualificati, i negozi vendono di più “e — conclude un’abitante di Washington DC — diciamo così, sarebbe anche più facile girare per la città”.

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