You just can’t stop the porn

Da "Time"

Ed Vaizey è il ministro della cultura britannico e ha un progetto: quello di bloccare la pornografia online. L’idea, come l’ha proposta al Sunday Times, prevede di obbligare i provider (ISP) a proibire ai loro utenti di raggiungere siti caratterizzati da materiale pornografico.  Secondo Vaizey, tale provvedimento aiuterebbe soprattutto a difendere i più piccoli dai pericoli del web: “Credo sia molto importante che gli Internet Provider arrivino a soluzioni atte a difendere i bambini”, ha spiegato Vaizey, spiendosi anche oltre:

Mi auguro che gli ISP collaborino tra di loro così non saremo costretti a legiferare a riguardo, ma continuamo a monitorare la situazione e, entro un paio d’anni, prepareremo una legge sulle nuove forme di comunicazione.

Inevitabili le reazioni del mondo web e degli esperti ISP come Nicholas Lansman, segretario generale dell’ISPA (l’associazione che riunisce i provider britannici), che ricorda come la gestione del rapporto tra bambini e Rete “debba rimanere affidata ai genitori e gestita con gli strumenti che i provider offrono, piuttosto che venire calata forzatamente dall’alto”.

Trefor Davies, responsabile tecnologico di Timico, analizza la proposta dal punto di vista tecnico, sottolineandone le storture: “Purtroppo non è tecnicamente possibile bloccare queste cose”, perché la pornografia online è troppo estesa e si sviluppa in molti modi (dai classici siti web al peer-to-peer passando per i download e il file sharing). Un nemico i cui tentacoli si estendono potenzialmente all’infinito e che può contare su molti adepti — se è vero che la parola sex è da sempre la più cliccata sui motori di ricerca.

La proposta di Vaizey è comunque errata, essendo indirizzata anche contro la pornografia “legale” e non solo contro la pedofilia (che è comunque già illegale e perseguibile a norma di legge, ovviamente). Seguirla avrebbe molti rischi, prosegue Davies:

Ci ritroveremmo con un sistema che sarebbe o troppo costoso, incapace di far vincere la battaglia o con un qualcosa di assolutamente improprio. I costi di questo sistema finirebbero per superarne i benefici, a mio avviso.

Gli esperti del settore rispediscono al mittente la proposta anti-porno e citano come modello da seguire nella lotta alla pornografia illecita il lavoro di Internet Watch Foundation (IWF), un’ente che si è dato il compito di scovare siti pedopornografici e violenti per poi segnalarli ai provider. I quali possono poi agire, bloccandoli legittimamente.

Davies continua spiegando come idee del genere possono snaturare pericolosamente la Rete, limitandone la libertà che la caraterizza come un medium unico e rivoluzionario. “Se facciamo questo passo non ci vorrà molto perché Internet si trasformi in un gruppo chiuso di siti che i governi sono felici che tu veda”.

Jim Killoch, leader di Open Rights Group, società che tutela la libertà digitale, non ha dubbi: “La pornografia non c’entra, è semplicemente censura generalizzata”.

Secondo molti, quindi, la proposta del ministro Vaizey prevederebbe un’azione autoritaria finalizzata a concentrare i poteri governativi limitando la libertà dei cittadini, passando per la pornografia con la scusa della difesa dei più piccoli e indifesi. Sesso e potere: uno scenario buio che suona come l’adattamento 2.0 delle teorie di Foucalt.

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