L’evoluzione degli status di Facebook e non solo

Ricordo quando sono entrato in Facebook un paio d’anni fa. Il fenomeno si stava massificando anche in Italia e un paio d’amici me ne parlavano bene, mentre molti, moltissimi, maledicevano il sito — senza mai averlo visitato — sviscerando i soliti lamenti apocalittici sulla “fine delle relazioni sociali vere” e sull’ipocrisia dell’online. Fatto un breve calcolo, notai che gli “apocalittici” erano superiori agli “integrati” (cit. Eco), nonostante le apparenze, così decisi di provare, per il puro gusto di sentirmi definito dalla gente come un adepto del “lato oscuro”. Che è una sensazione piacevole, essendo l’anticonformismo di massa degli anti-facebook molto più triste, desolato e senza ciccia del conformismo degli utenti di Fb.

(È sempre così. L’anticonformismo di massa è molto, molto, molto conformista. Più del conformismo stesso. È la semantica, bellezza.)

Al tempo la pagina di fb prevedeva un form piuttosto visibile e in primo piano, dove andava scritto lo status, infilato un link o quant’altro. C’era scritto: “Scrivi che cosa stai facendo”. Generalmente, gli utenti obbedivano e gli status della prima fase di Facebook erano molto à la Twitter. Alcuni esempi inventati al momento ma ahinoi veritieri:

GINO BAGIGIO studia per gli esami

GINO BAGIGIO scoreggia

GINO BAGIGIO legge un libro

GINO BAGIGIO parte per la Spagna😀

GINO BAGIGIO piange. Dolce patatina mi manchiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii kisskiss❤

E così via,  passando dalla fredda cronaca del quotidiano alla neolingua dei giovani adepti di Uomini e donne. La frase “Che cosa stai facendo?” indirizzava incosciamente l’utente, portandolo a riferire al network la propria giornata, piuttosto che postare link, citazioni interessanti o semplici sfoghi. La pulsione di scrivere in prima persona era forte, condizionata dall’indicazione data dal sito stesso.

C’era poi un controsenso, di cui parlò anche il mio professore di Teorie e tecniche dei nuovi media all’università, Ugo Guidolin: “Scrivi che cosa stai facendo” è infatti una frase assurda, a livello mediale. Una domanda che prevede, a ragion di logica, una sola risposta-status: “Sono su Facebook”.

Poi le cose sono cambiate: i profili Facebook si sono evoluti e con essi, silenziosamente, anche il form nel quale compilare lo status. Che passò a presentare una domanda diversa, che in parte risolveva il paradosso al quale abbiamo appena accennato. Facebook ti chiedeva: “A che cosa stai pensando?”. E nei primi giorni gli utenti si sono adeguati, involontariamente obbedienti, postando status sui loro pensieri.

Ecco alcuni esempi:

GINO BAGIGIO pensa alle vacanze in sardegna e maledice la pioggia!!!!

GINO BAGIGIO vuole uccidere il suo profe di scienze che non capisce i suoi disaggi!!11! (sic)

GINO BAGIGIO non sa che fare senza lavoro:-/

GINO BAGIGIO pensa alla sua bella tat patatona miaaaaaaaaaaaaaaaa🙂❤

E così via, again. Questa formula è durata molto, più di un anno, ed è decaduta solo pochi giorni fa, con il nuovo restyling del social network che ha stravolto l’idea di status.

La barra di pubblicazione trasformata dall'ultimo update di Facebook

Fino all’ultimo aggiornamento, infatti, la barra dello status trionfava nella pagina, diventandone punto fermo e di riferimento. C’era l’esigenza, iniziata con la nascita di Facebook, di “insegnare” agli utenti come navigare il sito e come postare informazioni. Ora, con la comunità creata da Zuckerberg che punta ai 600 milioni di utenti, non è più necessario “spiegare” come e cosa postare. I neofiti sono sempre meno e comunque più “preparati”, dato che il social network è ormai un fatto culturale noto e conosciuto (si, ho detto “culturale”).

La barra non è sparita: è semplicemente “a scomparsa”; è anche più precisa, dando la possibilità di scegliere a priori che tipo di contenuto condividere con il proprio network. È possibile scegliere tra status, foto, link e video in modo più diretto rispetto a prima.

Questo cambiamento ha ovviamente influenzato gli status su Fb. Senza più un’indicazione (un “ordine”, direbbe qualche apocalittico in vena di Armageddon), gli utenti sono lasciati “liberi” di gestire il proprio status, con qualsiasi tipo di media. Il classico stato scritto, personale, è ora gerarchicamente uguale ai video-foto-link.

Uno stravolgimento che può essere letto anche come un tentativo di settorizzazione più deciso: sottolineando la multimedialità piuttosto della forma scritta, Facebook si sta detwitterizzando, lasciando al social network dei 140 caratteri il campo del “Che stai facendo? A cosa pensi?” e dirigendosi verso orizzonti diversi. Più ampi e inesplorati.

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5 commenti

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5 risposte a “L’evoluzione degli status di Facebook e non solo

  1. Gozzoviglie

    Gentile sig. Gootenberg il suo articolo è molto interessante e ben fatto ma vorrei farle un piccolo appunto.
    Sin dalla “seconda generazione” di status, “a cosa stai pensando?”, vi era la possibilità di scegliere cosa pubblicare, se Link, foto, video, solo che gli utenti non utilizzavano la via più lunga per postare ciò che desideravano.
    In ogni caso se ora si sceglie l’opzione stato si può appare comunque la domandona “a cosa stai pensando?”.

    Buona giornata.
    G.

  2. Jonathan Grass

    Lascio un Commento

  3. @ Gozzoviglie.
    Lo so, infatti ho scritto: “È possibile scegliere tra status, foto, link e video in modo più diretto rispetto a prima.” In quel rispetto a prima c’è la chiave.🙂

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