Il mondo è schiavo degli idioti, Internet pure

via Boingboing.net

Su Wikileaks, il cablegate e Julian Assange è stato scritto di tutto e di più. Ora che il biondino che ha sconvolto il mondo è stato arrestato e migliaia di hacker hanno avviato una cyberguerra nei confronti dei soggetti che lo hanno ostacolato (Mastercard, Amazon.com, Visa, Paypal), abbiamo l’occasione per riflettere su alcune storture del web – o meglio, di certi suoi utenti.

Nascita di un mito

Se Wikileaks ha saputo raccogliere attorno a se tanto rispetto e supporto in milioni di persone (direttamente proporzionale all’odio suscitato negli altri) è perché i suoi bottini portavano alla luce verità scottanti e per questo celate. I documenti venivano raccolti tramite operazioni di hackeraggio oppure a mano, da “talpe” all’interno dei vari enti nazionali. Il sito, che è un semplice database di file riservati, lavora sia bucando archivi ultra-segreti, sia affidandosi a ventenni “infedeli” agli USA che scopiazzano dati sensibili su cd di Lady Gaga. Una doppia agenda antipodale.

La forza del gruppo di Assange e soci è stata proprio questa: trasformare l’hacker – una figura che in parecchi genera rispetto, ma nella maggior parte dei casi timore – in un soggetto positivo agli occhi del pubblico mainstream. Un Robin Hood dei documenti ufficiali, un ragazzino guastafeste e irrispettoso delle autorità deciso a strappare il Velo di Maya dal mondo occidentale. E, per molti versi, c’è riuscito. Assange è diventato una figura rispettata e rispettabile (l’accanimento odioso delle varie ambasciate ne è una prova); la sua ultima rivelazione (circa 2.700.000 cablogrammi) è stata l’evento del 2010. Non “l’undici settembre della diplomazia mondiale”, come lo definì Frattini ancora prima che i leaks cominciassero, ma uno spartiacque. Il cablegate, le reazioni USA-Cina-Europa-Medio Oriente-Russia al cablegate e l’arresto di Assange sono già eventi storici. Segnano un prima e un dopo. Ma, a differenza del 9/11,  lo fanno in modo costruttivo. Il cablegate segna l’alba di una nuova era; l’Undici Settembre era il De Profundis agli Usa.

Se la missione di Mr. Wikileaks era di mostrare al mondo quanta ipocrisia si celi dietro il falso sorriso della diplomazia mondiale (che novità!), portandone le prove, Assange può quotare Bush e gridare: “Mission accomplished” (1). A preoccuparmi è piuttosto il codazzo di hackers&crackers che agisce nel nome di Wikileaks.

Anonymous & co.

Twitter di Anonymous

Sia ben chiaro, l’idiozia è più diffusa del raffreddore – e non da ieri. Gli umani sono stupidi e si comportano in modo stupido da Adamo e Eva in poi. Quindi anche la Rete, che prima di cavi, antenne e server e fatta da uomini, rispecchia l’idiozia degli sapiens sapiens.

“Anonymous” è un gruppo di smanettoni piuttosto noto, uso ad organizzare attacchi informatici comunicando via chat e/o forum. Dopo l’arresto di Assange, Anonymous si è messo subito all’opera con iniziative di vero e proprio terrorismo digitale. Dietro un furbissimo attestato di solidarietà al fondatore di WL, si nasconde mal camuffata la voglia di far e-bisboccia, di mettere in sesto colpi pesantissimi sfruttando la scia del cablegate – e la sua copertura mediatica mondiale.

Combattiamo per la stessa cosa: vogliamo trasparenza (nel nostro caso in tema di copyright) e ci opponiamo alla censura. (da qui)

Per molti versi, mi ricordano i black block dei vari G8. Teppisti criminali ai quali non interessa nulla: né la libertà d’espressione, né un mondo migliore. Vogliono solo esserci, fare danni. La parte più complicata del loro “lavoro” è la ricerca di un pretesto credibile. Questa volta lo hanno trovato velocemente ma il rischio è che parte dell’opinione pubblica arrivi a considerare Wikileaks e Anonymous simili o – peggio – colleghi, amici. Non conosco l’opinione di Assange riguardo questi hacker ma spero che se ne dissoci presto, non appena uscito di prigione (cosa che mi auguro avvenga il prima possibile).

Wikileaks nasce per dare luce, la sua aura è positiva; misteriosa ma positiva. Questi cyberhooligan sono dei wikicretini che vanno isolati e ai quali non va fatto il piacere d’offrire una bandiera (“la trasparenza!” “la libertà d’espressione!”).

Come ha detto Massimo Mantellini nel suo blog:

Abbattere un sito web con un attacco dos non è un atto eroico. Non si tratta nemmeno di una dimostrazione di potenza informatica (esistono software oggi in circolazione in grado di organizzare attacchi dos anche per chi non possiede grandi competenze informatiche), attaccare un sito web fino a spegnerlo è comunque, invaribilmente ed in ogni caso, una scemenza da ragazzini.

State lontano dai bulli: fanno sempre casino e rovinano i pochi momenti piacevoli che ci rimangono.

NOTE

(1) Con la sola, basilare, differenza che GWB diceva stronzate criminali.

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