Il web, le nuvole e la CO2

Con la Rete che si espande di giorno in giorno e il boom di smartphones e tablet connesi al web, la questione dell’inquinamento provocato dal flusso di dati Internet si fa davvero seria. Urgente. Anche il cloud computing, le “nuvole” di dati esterni agli apparecchi ma raggiungibili e scaricabili in qualsiasi momento, è un attore chiave nella produzione di CO2 legata al web. È chiaro che più si allegeriscono i device portando programmi e applicazioni in queste banche dati esterne (che sono costituite da server potentissimi sparsi per il globo), più aumenterà frequenza ed entità di ciascuna nostra connessione. Ergo, più inquineremo.

Ogni server, oltre all’elettricità di cui ha bisogno per funzionare, necessita di impianti di raffreddamento sofisticati e, per la cronaca, molto poco green. È stata Greenpeace la prima organizzazione ad intravedere un possibile effetto inquinante nell’esplosione della Rete, facendo notare che pochissimi server sono alimentati in modo rinnovabile. Facebook, per esempio, ha da poco inaugurato un centro-dati alimentato a carbone, inquinantissimo; il plauso ambientalista va invece a Yahoo!, per la creazione di un nuovo server ad energia idroelettrica.

E il futuro?

L’Università di Bristol, Regno Unito, ha fatto un calcolo interessante sul nostro futuro: ha ipotizzato che le persone del mondo sviluppato mantengano lo stesso livello di consumo mediale ma che tutto si traferisca nelle cloud, le nuvole. Spiega Fast Company che i risultati hanno del mostruoso: ognuno di noi utilizzerebbe 3 gigabyte al giorno. Ovvero, secondo gli studi, nel 2030 l’umanità avrebbe bisogno di 2570 exabyte al giorno (1 exabyte è uguale a 1 milione di gigabyte) .

L’energia necessaria per muovere un tale colosso di dati e reti equivarebbe a 1,175 gigawatt. Una quantità preoccupante di energia, se per produrre “un solo” gigawatt d’energia serve la potenza di una grande centrale a carbone.

Come fare?

Uno scenario da incubo che ha spinto i capi ricercatori del programma, Chris Preist e Paul Shabaje, a proporre al IEEE CloudCom 2010, di correggere fin da subito le storture della tecnologia delle nuvole. Puntando su server e sistemi più eco (Yahoo! è un buon modello) ma soprattutto sviluppando banche dati sempre più “intelligenti“. L’obiettivo è fermare lo “spreco digitale”, puntando per esempio su tecnologie simil-Dropbox, in cui un file caricato da più persone viene salvato in una sola copia (se ne parla approfonditamente qui).

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