Facciamo a casa tua o nel pagliaio del mio FarmVille?

FarmVille, il gioco online che ha avuto un successo colossale che gli ha permesso di balzare dal recinto di Facebook agli iPhone di tutto il mondo, è un fenomeno strano. Con 62 milioni di utenti attivi su Fb (il 10% degli iscritti totali al social network) e innuerevoli download dall’AppStore, sembra un’epidemia in real-time, più che un gioco; e in breve tempo si è trasformato da rozzo passatempo su app a oggetto di culto – come gli iPhone stessi, peraltro.

Il game è piuttosto semplice: chi si iscrive riceve una piccola fattoria virtuale (con campi, animali e elementi corollari) da gestire, far fruttare ed espandere. Essendo stata covato tra le mura di Facebook, il gioco si nutre di tutti gli elementi social del caso: dal momento in cui un utente entra nel magico mondo delle e-zappe, comincia ad innondare la bacheca dei suoi amici di traguardi raggiunti e mancati, pecorelle smarrite o ritrovate per caso e record vari ed eventuali. Ad uno sguardo esterno, il profilo di un FarmVille addicted sembra monopolizzato dal giochetto, come se la persona avesse abdicato la propria vita ad un orticello online e i suoi amici lo avessero abbandonato per sempre.

Io e FarmVille

I miei amici di Fb che ci giocano li riconosco perché sono stati tutti puniti dal sottoscritto col pulsante “Nascondi“. Sono infatti dell’idea che, se al contadino non deve esser detto che il formaggio con le pere è pietanza sublime, agli amici del contadino non gliene frega mediamente nulla né del formaggio, né delle pere né del suo essere contadino. L’idea che l’utente Gino X, per esempio, sia riuscito a coltivare la lattuga espandendo i propri possedimenti e salvando la vita ad un’insopportabile pecorella, non mi tange granché. Anzi, gradirei essere dotato di poteri paranormali per sganciare sui campi di Gino X una grandinata apocalittica e ricavare una combinazione maglione-abbacchio dal piccolo animaletto disperso. Quando si dice l’ecologia delle bacheche di Facebook.

Il fenomeno FarmVille è inspiegabile sin dalle sue radici. Innanzitutto perché non c’è nulla di meno cool dei contadini – o almeno così avrei pensato fino a due anni fa. Non per snobismo personale (la campagna è bella, l’agricoltura affascinante), quanto per quello altrui: il mondo occidentale tratta i contadini come alieni e reietti, rinchiuso com’è nelle sue città e paesi urbanizzati. Il settore primario sembra rimosso dalla coscienza civile, come se la verdura e la frutta che mangiamo provenisse da chissà quali complessi industriali. Da delle alchimie made in NASA. Pensare ai lavoro duro e faticoso dei campi, in questi stupidi anni, è quasi buffo. Il contadino è denigrato e gettato nel dimenticatoio.

Un esempio. Provate a sfilare per via Montenapoleone, a Milano, con una zappa: nessuna modella o aspirante tale vi si avvicinerà di molto. Verrete evitati e schifati da persone frettolose di tornare a casa per piantare pomodori virtuali sulla nuda terra di un server Facebook posizionato chissà dove.

Di sicuro, ero solito pensare fino a due anni fa, l’agricoltura è poco cool. E invece.

iRednecks di tutto il mondo, unitevi!

Il motivo del mio pessimo rapporto con questo network di iRednecks si basa soprattutto su quanto appena scritto. E sull’enigma del suo successo. (E io, quando non capisco una cosa, comuncia a detestarla: mi è già successo con la matematica e ultimamente mi succede con i Finiani.) Ad ogni modo, FarmVille ha sfondato in un target di persone normalmente restie (per usare un eufemismo) ai giochi online e, ancor di più, ai RPG. Controllate tra i/le vostri/e amici/che e noterete che il ciclone cyberagricolo ha colpito chiunque: la vostra ex compagna di banco bella e spocchiosa, il vostro idraulico, il vostro vicino di casa con la svastica tatuata in fronte, vostra cugina avvocatessa e la ragazzina disagiata con cui un tempo avevate rapporti ma è da tanto tempo che non vedete e forse si buca. Tutte queste persone giocano a FarmVille. Ora, invece, immaginatele davanti al Pc a giocare a World of Warcraft o, più umilmente, a Travian.

Già, proprio così, fa ridere solo il pensiero. Eppure tutti questi giochi sono RPG, online e basati sul ruolo; necessitano continuità, tempo e impegno. Certo, “WOW” è più complesso degli altri, ma lo stampo dei giochi è lo stesso. Eppure solo FarmVille ha sfondato.

Perché? È obiettivo di questo post rispondere (tentare di) a questo dilemma esistenziale.

Una delle famigerate pecore di FarmVille

Braccia rubate all’agricoltura

Come ci si avvicina a questo gioco? Ci sono due modi:

a) Tramite passaparola, possiamo dire, ma questo avviene da dopo il suo successo: X gioca a FarmVille, ne parla a Y che invita Z a giocare. Ad libitum, fino a 60 milioni di letterine. E via, verso l’infinito. Ma i primi ad avvicinarsi come ci sono arrivati? Come ci si avvicina ad un gioco-app che tuttora, dopo anni di trionfo è in fase beta e considera ogni suo giocatore un tester? Come li si spinge a cimentarsi con le cyberzolle? Cos’è, d’un tratto la pornografia online non si usa più?Il passaparola è un’arma potentissima che si basa sulla curiosità e sul desiderio d’omologazione in ognuno di noi. Resistere a giocare a un videogame a cui tutti/e giocano è dura, c’è il rischio di sentirsi esclusa dal “giro giusto” (cit.). Chi non zappa in compagnia è finito.

b) Per rimorchiare. È semplice. Brutale. Disilluso, forse. Ma semplice. Dio santo, quanto è antropologicamente ovvio. FarmVille ha un superpotere che lo rende unico: attira ragazze, adolescenti benpensanti e ben apparenti che forse riconoscerebbero a stento un geranio da un pioppio, ma dannazione, online hanno un gigabyte d’ettari di terreni. E queste iLatifondiste, parlano, irrorano il web dei loro successi; e presto la ciurma maschile accorre, zappa e vanga alla mano, allo scopo d’accoppiarsi. È così che l’epidemia si è diffusa, veicolandosi attraverso l’entertainment femminile.

Si, ma come fa FarmVille ad attirare le ragazze?

Ecco la rivelazione. Preparatevi.

Le pecorelle.

Le pe-co-rel-le. Non c’è nulla di più tenero, soffice delle pecorelle smarrite di FV. Sono esche micidiali, infallibili, che agiscono direttamente sul sistema nervoso azionando un senso materno in versione light, mosso dalla pena provocata dall’animaletto in pericolo. Solo una minuscola percentuale di adolescenti di sesso femminile non si fa intenerire da quelle bestioline che cercano aiuto. E vanno salvate. Altrimenti, chissà, muoiono. E gli animaletti sono belli, irrinunciabili; nulla a che vedere con un realissimo caprone che scarica a terra tonnellate di merda sottoforma di pallini. No, le pecorelle di FarmVille sono stu-pen-de. E vanno salvate, entrando nel gioco. Ed è così e per questo motivo che FV ha un tale successo con la popolazione femminile.

A seguito, lo ripetiamo, arrivano i maschi selvaggi che vogliono proporsi come “sentimentaloni” presso le loro amiche, dimostrando che anche loro, sotto una posa da macho, hanno un cuore che li scalda e li muove. In nome dell’amore, delle pecorelle smarrite, ma soprattutto dell’accoppiamento.

Finalino

Un po’ di dietrologia: e se FV stesse riportando l’umanità alla condizione dei braccianti agricoli sottoposti all’imperatore? Pensateci, cyberservidellagleba.

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