Lo scioglimento degli hardware

Computer sempre più intelligenti e performanti, in grado di “caricare” velocemente sistemi operativi diversi da un database remoto, trasformandosi a piacere da strumento di lavoro a sala giochi tascabile. Macchine leggere, liberate dalle impedimenta di software costrittivi e limitanti. I computer del futuro saranno camaleontici e duttili, e sfrutteranno la rete per adattarsi alle nostre esigenze, “scaricando” di volta in volta il software per la bisogna.

Così lontano, così vicino

Non è fantascienza, bensì una prossima realtà, grazie alla virtualizzazione dei computer, dipinta dall’Economist come “la liquefazione degli hardware”: un fenomeno che ha radici lontane, risalenti ai primi supercalcolatori (mainframe computers) costruiti dal 1960 in poi. Macchine colossali che, per comodità, venivano suddivise in macchine virtuali più piccole, “ognuna delle quali – spiega il magazine inglese – poteva far girare un proprio sistema operativo e applicazione”. Quest’approccio è stato poi ripreso dalla VMWare, un’azienda informatica che lo applicato ai server Internet.

Il successo della virtualizzazione dei server ha ispirato le aziende informatiche e i loro clienti a fare la stessa cosa con altri tipi di hardware (…). Ora i software accumulano i loro contenuti e creano un disco virtuale quando ce n’è il bisogno. Dropbox, un servizio di stocaggio online, salva file uguali solo una volta. Perfino i i file pesanti possono essere salvati in pochi secondi se sono già presenti da qualche altra parte nella sua memoria.

Ad ognuno il suo computer

Il futuro, quindi, porterà i computer e smartphones a diventare contenitori vuoti, da riempire di volta in volta. Il mercato della virtualizzazione è in espansione: si calcola che il business passerà da 2,7 miliardi di dollari di quest’anno ai 6,3 entro il 2014. Il motivo è semplice: tale tecnologia permette un abbattimento dei costi dato dal migliore utilizzo dei propri server (limitandone gli acquisti). Una sorta di “ecologia” dei dati.

Inoltre, permetterà a qualunque lavoratore di portare il proprio computer a lavoro per utilizzarlo al posto di quello aziendale, dato che basterà installare il software di gestione della società nella macchina. BYOC, Bring Your Own Computer.

Non si tratta di un’evoluzione del cloud computing, bensì di un suo effetto, una sua implementazione. L’Economist sostiene che tra qualche anno questi sistemi informatici non saranno più considerate una semplice “spesa“, bensì un costo operazionale, proprio come l’elettricità.

C’è da aspettare, però

La tecnologia da applicare ai personal computer deve ancora maturare, per vari motivi: quello tecnologico-informatico e – soprattutto – quello economico. La virtualizzazione comporterebbe una piccola rivoluzione nella progettazione e gestione dei computer, un cambiamento che a molte aziende non conviene economicamente e che quindi verrà procrastinato il più possibile.

Inoltre, Simon Crosby, capo responsabile tecnologico di Citrix, un’azienda del settore, dice:

A lungo andare le barriere istituzionali daranno sempre più problemi. Virtualizzare i sistemi informatici è solo il primo passo verso l’automatizzazione dei loro dirigenti stessi. Questo porta molti a esitare nell’accettare questa tecnologia.

Ma qualcosa cambierà, anche perché ci sono buoni margini di guadagno per tutti: la virtualizzazione, oltre a snellire i sistemi informatici (con i vantaggi economici già descritti), velocizza anche le prestazioni ai clienti. Più veloce è una transizione, prima si può passare a quella successiva. E più le aziende guadagnano.

Siamo quindi ad un passo da una rivoluzione informatica – corporation permettendo, ovviamente.

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