Ma gli androidi sognano umani elettrici?

Secondo Kevin Kelly, uno dei fondatori di Wired e guru delle nuove tecnlogie, è tutta una questione di agenda, ovvero di valori e priorità. Un organismo può avere un’agenda propria, indipendente dagli altri, anche se la sua esistenza dipende da altri organismi. Gli esseri umani, per esempio, pur essendo parte della famiglia dei mammiferi (e degli animali in genere), si relazionano con l’ambiente in modo unico, nel bene e nel male. Difatti, se è vero che le loro strutture (grattacieli, fabbriche, città) fanno impallidire quelle dei loro “simili” (le strutture a torre delle termiti o le barriere coralline), è altresì vero che non c’è essere terrestre il cui sviluppo ha fatto tanti danni alla madre Terra. Per quanto l’homo sapiens sapiens sia parte della grande famiglia animale – e ne dipenda –, col tempo la sua agenda ha preso una direzione inedita, che lo rende difatto parzialmente indipendente. “Certo, –spiega Kelly – la mente e la cultura umana morirebbe se tutta la vita animale (inclusa gli animali umani) morisse. Secondo questa logica, quindi, gli umani non potrebbero avere una loro agenda.” Eppure ce l’hanno. Com’è possibile?

Uno scenario alla Dick

Da questo dilemma inizia una riflessione futuristica ma interessante, che Kelly ha sviluppato creando un blog (kk.org), dal quale è nato un libro (What machines want, da poco uscito negli Stati Uniti per Penguin) che non mancherà certo di far discutere. Una delle tesi contenute nell’opera è la seguente: così come gli umani sono riusciti a darsi un’agenda indipendente malgrado la dipendenza nei confronti di altre creature, anche la tecnologia umana sta cominciando ad emanciparsi dall’uomo, il suo stesso creatore. Se ci si fa strada tra ii rigurgiti di science-fiction che l’idea può creare, e ci si concentra sulle parole di Kelly, si capisce che qualcosa in effetti sta succedendo. Siamo ancora lontani da una rivolta delle macchine, certo, ma è palese come la tecnologia non si è limitata a cambiare il nostro mondo. Sta facendo di più: si sta creando un mondo.

Human after all

È bene precisare che il concetto di tecnologia come lo intendiamo è nato ufficialmente nel 1829: ieri, storicamente parlando. Tutto ciò che ha trasformato la nostra vita (dai treni a carbone all’iPad, per dare un’idea) è avvenuto in meno di duecento anni. Il settore hi-tech e informatico, inizialmente sviluppato dall’industria bellica, si è aperto al mondo appena trent’anni fa. Si tratta quindi di un percorso che sta già cambiando il mondo, pur essendo appena nato. Ma Kelly è abituato a guardare lontano: prima di abbracciare il web e le nuove tecnologie, da giovane, ha esplorato l’Asia e le sue foto sono apparse su Life; poi, fondato Wired, è diventato membro del Global Business Network, un gruppo di studiosi specializzato nella creazione e analisi di scenari futuri dominati dalla globalizzazione. Non si tratta di un visionario che ha letto troppo Philip K. Dick, insomma: è un professionista abituato a viaggiare nel tempo restando fermo.

“La tecnologia è il nostro bambino. Sappiamo che i nostri bambini ci lasceranno e diveranno indipendenti, ma finché sono nostri figli, hanno bisogno di noi, anche se possegono una loro agenda.” Ma gli umani non sono solo i “genitori” della tecnologia: Kelly definisce gli uomini come “gli organi sessuali” dell’apparato tecnologico. “Dal punto di vista della tecnologia, noi siamo le misteriose ghiandole che la circondano e la producono”.

Il lamento di Hal 9000

Non per molto, però. Le cose cambieranno e, anzi, sono già cambiate: molti chip prodotti attualmente nel mondo sono in parte progettati e assemblati da altri computer; lo stesso avviene per molte macchine robotiche, assemblate da altri robot. L’uomo sta delegando alle macchine la produzione e progettazione delle macchine stesse. L’umanità sta delegando alla tecnologia la progettazione della tecnologia stessa. Alla base di questa tendenza c’è anche un circolo virtuoso: il rapporto tra tecnologia prodotta e tecnologia necessaria per la sua manutenzione e il suo sviluppo è direttamente proporzionale. La tecnologia è fatta per creare sempre più tecnologia: questa “strategia di auto-sopravvivenza” è il preludio alla formazione di un’agenda indipendente da quella umana. Ed ecco che il citato circolo rischia di diventare vizioso e incontrollato. Auto-alimentante.

Certo, almeno per il momento, la tecnologia non è in grado di riprodursi da sola – le è sempre necessario l’intervento dell’uomo – ma sviluppandosi guadagna in intelligenza e indipendenza. A differenza della nostra evoluzione (non siamo così dissimili dagli homini sapiens sapiens apparsi migliaia d’anni fa), la tecnologia si evolve quotidianamente, sostituendo alle lenti mutazioni darwiniane una frenesia alimentata dagli uomini stessi, sempre più più bisognosi di comfort e di macchine ai loro comandi.

Il bambino Tecnologia sta crescendo in fretta. Sembra ieri quando era piccolo così e incapace di provvedere a se stesso. Invece oggi attraversa la strada da solo, sicuro come un adulto. Un domani, quella stessa strada, sarà in grado di ricostruirsela da se. Chissà cosa ci succederà, quando lascerà casa per farsi una vita propria. E che succederà ai suoi poveri, ingenui, genitori?

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